Addio Mandini, coniugò etica e politica

Aveva 72 anni. Dirigente del Pci, amico di Dubceck, grande assessore allo sport. Nel suo partito sollevò la questione morale

È morto Paolo Mandini, aveva 72 anni, buon parte dei quali spesi per la politica. O meglio per cambiarla, per farla aderire agli ideali della sinistra e coniugarli con quelli dell’etica, che in quanto tale non ha colore e deve stare sopra a tutto il resto. In questo suo cercare il nuovo e rimediare agli errori e ai ritardi della sinistra e del suo Pci ha incontrato personaggi straordinariamente importanti, del calibro di Alexander Dubcek, il protagonista della Primavera di Praga che nel 1968 cercò di portare il socialismo oltre le colonne dell’Urss; quell’anno in consiglio comunale il giovane comunista Mandini si battè in consiglio comunale e nel Pci ancora troppo ossequiente verso Mosca per sostenere le ragioni del “socialismo dal volto umano”; poi oltre vent’anni dopo Mandini fu ospite di Dubcek nella sua modesta casa a Praga.

Ebbe contatti anche con Mikhail Gorbaciov; il leader della perestroika approdò a Modena anche grazie all’interessamento di Mandini, che in quegli anni aveva un ruolo importante nel movimento cooperativo, era il responsabile della comunicazione di Coop Estense, ma soprattutto era in grado di tessere legami e amicizie a ogni livello. Questa era la politica per Mandini: idealità, battaglie alla luce del sole e pratica amministrativa. Sì, perché tanti più che per i rapporti con Dubceck, lo ricorderanno giustamente per essere stato un apprezzatissimo assessore allo sport (ma ebbe deleghe anche al decentramento, al turismo prima con il sindaco Radames Costa e poi con Roberto Soffritti). Il rapporto politico con Soffritti si deteriorò nei prima anni Novanta. Insieme a Fiorenzo Baratelli, a Luciano Bertasi e a pochi altri, sollevò la questione morale, la natura dei rapporti tra amministrazione comunale, partito e la Costruttori di Donigaglia portata alla ribalta dalla vicenda del PalaSpecchi e dal ruolo avuto dal cavaliere Graci. Ne derivò una frattura politica, che qualche anno dopo venne sanata dal segretario del Pds-Ds Roberto Montanari, che riconobbe al gruppo di Mandini di aver visto meglio e più lontano di tutti.

La morte ha spento questa intelligenza ieri all’ospedale di Cona. Alcune settimane fa Mandini fa era caduto in casa - forse per un malore, forse a causa di un banale inciampo - e aveva battuto la testa; il conseguente ematoma aveva preoccupato i medici, ma alla fine era stato riassorbito. Gli amici che anche in questi giorni di festa sono andati a trovarlo erano felici del suo recupero, ma altre patologie di cui soffriva lo hanno condannato al silenzio.

Anche se non faceva più politica in prima persona continuava a seguirla da vicino: partecipava ai dibattiti - come quello di alcuni mesi fa promosso dal radicale Zamorani sugli anni di Gaetano Sateriale - e spendeva la sua esperienza a vantaggio dei nuovi amministratori comunali. «Mi mancherà - dice l’assessore allo sport Simone Merli -, Paolo era una delle poche persone alle quali chiedevo consiglio sulle cose da fare e su quelle da non fare. Ho beneficiato della sua attenzione, mi ha consegnato le sue idee e questo lo faceva solo per il bene che voleva alla sua comunità. Io perdo un consigliere e un amico più grande di me e di grande esperienza».

Fiorenzo Baratelli ha consegnato un primo ricordo su Fb: «Oggi è morto un amico carissimo e fraterno, Paolo Mandini. È stato uno dei dirigenti più amati del Pci. Sono vicino alla figlia Stefania, alla moglie Paola e al genero Luca che lo hanno assistito con amore e affetto in queste settimane in cui abbiamo in tanti sperato che si riprendesse. La morte ce lo ha strappato fisicamente, ma vivrà sempre nella memoria di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e il privilegio di essergli amico per tanti anni». Al telefono aggiunge: «È stato anche un grande assessore allo sport, una figura pubblica di grande spicco e soprattutto era una persona buona, leale e giusta. Aveva un altro pregio: riusciva a salvaguardare le relazioni umane anche con le persone con cui aveva momenti di forte scontro e di rottura sul piano politico».

Di Mandini era amico di lunghissima data anche Tino Cesari, un’amicizia nata nei comuni ambienti politici e coltivata poi sul piano lavorativo quando Mandini a metà anni Ottanta entrò in Coop Ferrara e quindi in Coop Estense, aziende di cui Cesari è stato alla guida. L’ultimo incontro è stato di pochi giorni fa. «Paolo - dice Cesari - aveva tratti umani e politici straordinari, era passionale, radicale in certi posizioni, aveva un carattere forte. Oltre che intelligente era anche colto, una bella personalità, una bella figura di uomo».

Marcello Pradarelli