Scaramagli (Confagricoltura): «Non eravamo i burattinai di Carife»

Ferrara, il presidente dell'associazione agricola interviene sul “poltronificio” e sul mancato intervento Fitd. Critiche a Bankitalia e governo

In tutti questi mesi sono rimasto al fianco del Presidente della Fondazione Carife Maiarelli, sostenendolo nella sua tenace ricerca delle più idonee strategie al fine di pervenire ad una soluzione positiva della vicenda che ha coinvolto l'istituto di credito ferrarese. Proprio il ruolo ricoperto all'interno della Fondazione mi ha indotto a non partecipare al balletto delle esternazioni sulla situazione Carife, tra l'altro nell'assoluta convinzione che ogni eventuale mia affermazione non avrebbe potuto aggiungere nulla a quanto già conosciuto od affermato. Ma le continue sollecitazioni ricevute negli ultimi giorni mi inducono a sciogliere il riserbo, nel timore che il mio silenzio possa essere interpretato in modo errato o, peggio, strumentalizzato a danno dell'Organizzazione che ho l'onore di presiedere.
E proprio dalla rappresentanza voglio partire.
In più occasioni le Organizzazioni di categoria sono state descritte come un grande burattinaio che tira le fila di tante marionette. Non è così. Peraltro come già da altri più volte ribadito. Nei C.d.A. non siedono le Organizzazioni ma amministratori chiamati a rappresentare il mondo economico, con i suoi diversi rapporti di forza (è indubbio che per loro natura agricoltura ed industria svolgono un ruolo determinante nel territorio provinciale). Sono stati eletti a fronte della loro disponibilità, capacità, esperienza ed autorevolezza, operando in piena autonomia e senza vincoli di mandato, proprio come accade in Camera di Commercio ed in tante altre strutture che non stanno vivendo una situazione analoga a quella di Carife. Chi sostiene il fallimento del sistema imprenditoriale ferrarese, dimentica queste realtà e 180 anni di storia che hanno segnato in positivo le sorti della città. Eccessive e strumentali risultano poi essere quelle forme mediatiche di verdetto anticipato di condanna verso affermati imprenditori, alla luce anche della sentenza della Corte di Appello di Milano, riportata in questi giorni dai quotidiani.

Certo è che nello svolgimento dei fatti rilevo situazioni inquietanti. A cominciare da quel commissariamento sui cui presupposti pende un contenzioso, che arrivò come un fulmine a ciel sereno dopo che Bankitalia aveva già da tempo assoggettato l'Istituto a vigilanza rafforzata ed autorizzato un aumento di capitale allo scopo di dare piena attuazione al piano industriale che prevedeva un riassetto del perimetro operativo di Carife. Per proseguire poi con quello che può essere considerato un vero e proprio esproprio perpetrato lo scorso 22 novembre ai danni di azionisti ed obbligazionisti ed attuato senza alcuna trasparenza e con le modalità di un colpo di mano. E' ben chiaro a tutti che la situazione di Carife era e rimane assolutamente diversa da quella delle altre banche cui è stata equiparata, perché per Carife era stato individuato un percorso chiaro e convincente, concordato con Bankitalia, Ministero dell'Economia e Commissari, che l'assemblea del 30 luglio scorso aveva approvato e che vedeva tra l'altro l'interessamento di un fondo d'investimento estero pronto a contribuire con diverse decine di milioni di euro, così come richiesto dalla UE. Una soluzione che prevedeva l'intervento del Fondo Interbancario con un prestito ponte, l'attribuzione di warrant per gli azionisti, l'integrale salvataggio degli obbligazionisti ed il mantenimento dei posti di lavoro. Ed invece si è preferito emanare un decreto che ha fatto evaporare i risparmi delle famiglie, facendo venir meno la fiducia nelle istituzioni bancarie. Un "Salva banche" che non ha niente di salvifico ma che, anzi, assomiglia più ad una condanna a morte per migliaia di risparmiatori. Dal Governo, che forse ha valutato in maniera troppo frettolosa e non approfondita le indicazioni di Bankitalia, ci si sarebbe aspettato una "schiena più dritta". Apprezzabile la ferma denuncia dei primi cittadini dei Comuni del ferrarese contenuta nella lettera inviata lo scorso dicembre al Ministro Padoan, al Governatore della Banca d'Italia ed al Presidente dell'ABI, la pacata e costruttiva analisi effettuata da alcuni esponenti del mondo politico locale e la chiara e sempre coerente posizione espressa dal Presidente della Provincia Tiziano Tagliani. Nella tragedia che Ferrara sta vivendo, non c'è spazio per facili strumentalizzazioni, che avvelenano il clima quando invece occorre essere costruttivi per lavorare, tutti insieme, al rilancio della nostra economia. Non sono utili le frammentazioni in un momento in cui al sistema ferrarese è richiesta la massima forza e coesione per potersi confrontare con i nuovi scenari che derivano anche dai riordini istituzionali (Area vasta, accorpamento Camere Commercio ecc.). Certo resta l'amarezza, per chi ha perso i propri risparmi, per il malessere che tutti quanti stiamo vivendo. Ferrara non meritava tutto questo.
* presidente
Confagricoltura Ferrara