«Unioni civili, quante bugie»

Gay e diritti: sabato l’iniziativa Lgbt #Svegliatitalia, interviene il coordinatore di Articolo29

FERRARA. Porteranno in piazza Municipale ogni tipo di orologio, per ricordare all’Italia che “è ora di essere civili”. In settanta piazze di tutto il Paese si organizza sabato 23 gennaio il flash mob #Svegliatitalia e a Ferrara l’appuntamento, organizzato da tutte le associazioni Lgbt cittadine, è alle 16. L’obiettivo è fare il primo passo verso un’uguaglianza continuamente ostacolata, come dimostra il percorso parlamentare a dir poco accidentato del ddl Cirinnà. «Chiediamo solo allo Stato di fare lo Stato», riassume l’avvocato ferrarese Luca Morassutto, coordinatore nazionale dell’importante associazione di giuristi Articolo 29, denunciando la sistematica “disinformazione dolosa” operata da chi vuole impedire «a sette milioni di persone, che pagano le tasse, di essere ammesse ai diritti umani fondamentali». Vediamole allora, una per una, queste bugie.

Reversibilità. «Non è vero che il sistema pensionistico non potrà reggere le “nuove” reversibilità - spiega Morassutto - A dirlo è proprio l’Inps, che ha calcolato per il 2016 una spesa totale annua di appena 100mila euro. Secondo proiezioni eseguite sulla base dello Stato tedesco, e quindi con dati in eccesso per l’Italia, la spesa pubblica massima arriverebbe a 700mila euro nel 2017 e a 6 milioni nel 2025. E poi, al di là delle cifre, avrei una domanda da fare: “Perché i gay devono pagare le pensioni agli etero e non avere le proprie?»

I costi. «Non è previsto alcun capitolato di spesa. Il ddl Cirinnà è a costo zero».

Parificazione. «È sbagliato sostenere che le unioni civili saranno parificate al matrimonio perché sono definite da fonti giuridiche diverse: il matrimonio dall’articolo 29 della Costituzione, le unioni civili dall’articolo 2. Il che è anche abbastanza offensivo e umiliante, visto che in questo modo vengono inquadrate come “specifiche formazioni sociali” e non come famiglie. Esistono poi anche differenze sul piano normativo: niente rito, niente pubblicazioni, ma solo l’iscrizione al registro di Stato Civile. Altre norme (patrimoniale, regime successorio, separazione e divorzio, regime di assistenza familiare) si applicano solo con la tecnica del rimando».

Adozione. «La stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio del partner - presente in tutta Europa - non vuol dire poter adottare: questo resta una prerogativa del matrimonio. Contrariamente a quanti molti ritengono, la stepchild adoption è fatta nell’interesse del minore, ed è lo scalino minimo poiché comporta un legame parentale solo con il partner sopravvissuto, e non ad esempio con i nonni o altri fratelli. È, del resto, un istituto già previsto, per le coppie eterosessuali, dalla Legge sull’adozione 184 del 1983. Al posto della stepchild adoption, l’emendamento Lepri-Fattorino propone l’affido rinforzato: solo al compimento della maggiore età il figlio può richiedere di essere adottato. Ciò è quanto di meno garantista si possa immaginare per il bambino, perché si tratta di uno strumento per sua natura precario che espone il minore a numerosi rischi, perché non prevede alcun obbligo per il genitore sociale e non consente al bambino di poter ereditare in caso di morte dell’affidatario. Insomma, ci abbiamo messo 70 anni per cancellare le differenze tra figli legittimi e naturali, e ora si vuol tornare indietro».

L’utero in affitto. «La cosiddetta “gestazione per altri” non c’entra niente con la stepchild adoption e non rientra nel ddl Cirinnà. È una strumentalizzazione in malafede e basta».

Il benaltrismo. Ma è contro il cardinale Bagnasco, che sostiene che l’Italia ha problemi più urgenti, che l’avvocato Morassutto riserva le parole più affilate. «Mi dà profondamente fastidio che il presidente della Conferenza Episcopale detti l’agenda politica dello Stato, che parli di una materia in cui è impreparato solo perché guidato da faziosità ideologica. Il cardinale Bagnasco forse non sa o non vuole sapere che l’Italia è stata condannata dalla Cedu (Corte Europea per i Diritti dell’Uomo) per l’assenza di tutele giuridiche alle coppie gay, e la condanna prevede sanzioni economiche per ogni coppia ricorrente. Siamo di fronte a un obbligo sancito da patti internazionali. A cui aggiungere che la Corte Costituzionale ha rimproverato a più riprese il Parlamento italiano per l’inerzia dimostrata su questi temi; e ancora ricordo a Bagnasco che, nella gerarchia del diritto, niente viene prima dei diritti umani. Lo hanno capito meglio di lui i 623 giuristi, tra cui Rodotà, Zagrebelsky e i ferraresi Brunelli e Pugiotto, che hanno firmato l’appello “I Bambini Innanzitutto”, così come il Consiglio forense che ha definito la legge sulle unioni civili “improrogabile”. Una legge che viene negata non per ragioni giuridiche, ma di odio».