Rivoluzione in chirurgia con equipe miste e mobili

La Regione chiede di ridurre i tempi d’attesa per l’ingresso in sala operatoria Carradori (Sant’Anna): un unico dipartimento provinciale e poli decentrati

«Ora ci concentreremo sulle liste d’attesa delle prestazioni chirurgiche», ha annunciato lunedì scorso a Palazzo municipale l’assessore regionale alla sanità Sergio Venturi anticipando i lavori della trasferta ferrarese della giunta Bonaccini. Un fronte che in provincia si è aperto oltre tre anni fa, in concomitanza con il trasloco del Sant’Anna a Cona e con l’attuazione del piano di riassetto della rete ospedaliera provinciale. Anche per questo motivo Asl e Sant’Anna hanno inserito da tempo il tema in agenda e hanno definito l’orizzonte temporale entro cui predisporre la nuova organizzazione della chirurgia su scala provinciale: sei mesi per superare lo schema oggi ritenuto inefficiente imperniato sui dipartimenti aziendali.

Tiziano Carradori, direttore generale dell’azienda ospedaliera, è convinto che alla fine prevarrà un modello fondato sull’istituzione di «equipe chirurgiche miste, integrate e mobili. Ma per ora si tratta solo di un’idea che andrà definita assieme all’Asl, al personale e ai sindacati», ci tiene a sottolineare il manager del polo di Cona.

Come funzionerebbe un sistema chirurgico provinciale? «L’obiettivo dichiarato fin dall’inizio di questo mandato è procedere al massimo di integrazione possibile fra le due aziende sanitarie, si inizia dai servizi amministrativi e si prosegue con le funzioni cliniche», ricorda il manager. Di queste ultime fa parte la chirurgia. «È vero che nella nostra provincia stiamo rispondendo all’utenza con qualche difficoltà - ammette Carradori - Per contrastare la mobilità passiva e offrire un servizio più tempestivo dovremo cambiare il modo di lavorare e lo faremo assieme ai professionisti e agli operatori». Come? «Al posto dei dipartimenti chirurgici ospedalieri potrebbe nascere un unico dipartimento provinciale, integrato fra le due aziende e incentrato sulla collaborazione fra la componente universitaria, quella del Sant’Anna e quella degli ospedali del territorio», risponde Carradori. Una rivoluzione rispetto al passato (e al presente) anche perché le equipe miste, composte selezionando le professionalità disponibili sul territorio, potrebbero di fatto riunirsi ad ogni seduta direttamente nei “poli” decentrati dedicati al trattamento delle singole patologie (ernie, colecisti, vene varicose, riduzione delle fratture etc.). «In questo modo si potrebbe allentare la pressione sul Sant’Anna e potrebbero essere utilizzate al meglio anche le risorse, le tecnologie e le strutture degli ospedali del territorio», aggiunge il direttore. Per definire il progetto serviranno mesi. Oltre al confronto col personale e all’esigenza di fondere i dipartimenti «evitando supremazie e sudditanze», si dovranno individuare competenze e professionalità e definire i regolamenti attuativi. In cima alla lista delle priorità oggi c’è il trattamento entro i tempi standard delle neoplasie ma anche le patologie minori dovranno trovare una risposta in tempi accettabili. (gi.ca.)