“La Marinara” ha chiuso i cancelli

A Goro dopo mezzo secolo la storica ditta ha cessato la produzione. Il consigliere Gianella: «non possiamo accettarlo»

GORO. Era il 1970 quando un gruppo di goresi in gran parte pescatori, decisero di fondare la Cooperativa Pescatori “Marinara” per la trasformazione e la lavorazione del pesce e dei molluschi. Oggi, dopo quasi 50 anni, il cancello della ditta sta per chiudersi definitivamente, lasciando fuori gli ultimi quindici dipendenti, un duro colpo per la cittadina.

«Quando la ditta iniziò la lavorazione - spiega il consigliere Fausto Gianella - si annusò nell’aria il profumo del successo e i prodotti della Marinara arrivarono ben presto sulla tavola degli italiani». La richiesta è tanta, la produzione aumenta e circa novanta persone sono impiegate nella ditta. Il Co.Pe.Go. (Consorzio pescatori di Goro) nel 1978 subentrò nella gestione con gli stessi prodotti e maestranze. Nel 1992 con la Crisi del Consorzio anche la Marinara divenne un peso, così passo alla guida un altro gruppo guidato dall’ex Presidente del Co.Pe.Go. Poldo Branchi. Dopo un paio d’anni di gestione il gruppo decise di vendere la fabbrica a Tessarin nel 1996 e all’inizio degli anni 2000, Tessarin vende la Marinara a Dinon Grup: un buon decennio di fatturato, ma poi la crisi ha investito anche il settore della trasformazione del pesce. Il resto è storia recente con la chiusura definitiva della fabbrica il 31 dicembre.

«Mio suocero era tra i fondatori - va avanti Gianella - in quella fabbrica c’è mezzo secolo di storia di Goro, ci sono i sacrifici dei nostri padri. Vederla chiudere così fa male, molto male». L’idea è quindi quella «di riprendercela. Proviamo a fondare una società, una cooperativa in grado di far rinascere la Marinara e i suoi prodotti, proviamo a lanciare un nuova sfida qui a Goro. Magari sarà solo fumo negli occhi ma dovremmo almeno provarci».

Negli anni d’oro in tutta Italia arrivarono i prodotti della manifattura, «una qualità davvero superlativa - fa presente Gianella - in un periodo in cui di pesce ne trovavamo in abbondanza ed anche la richiesta non scarseggiava mai».

Alti e bassi e forse la mancanza di volontà di rimettersi in gioco o la paura di fare passi più lunghi della gamba ha portato l’azienda a viaggiare con il freno tirato «finchè non si è arrivati alla parola fine - conclude Gianella - Nei giorni scorsi sono stati portati via diversi macchinari, tutti di altissima tecnologia e anche i dipendenti rimasti, circa quindici, hanno smesso definitivamente di lavorare. Un duro colpo per Goro, speriamo di riuscire davvero a fare qualcosa».

L’appello è dunque rivolto agli amministratori ma anche ai cittadini, soprattutto ai più giovani che hanno voglia (e coraggio) di mettersi in gioco, «così come fecero cinquant’anni fa».

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