Asili in affanno «Patto tra i Comuni e noi privati»

Le scuole Fism non sfruttano il calo d’iscrizioni nel pubblico Missanelli (Germoglio): contano le rette, facciamo sistema

Sugli asili il Comune piange, ma i privati non ridono. Il calo drastico delle nuove iscrizioni nei nido e scuole d’infanzia gestite dall’Istituzione scuola, -21% secondo i primi calcoli e cioè -200 bimbi, che ha indotto l’amministrazione a proporre alle educatrici un’estensione delle aperture a luglio e fino alle 17, non sembra aver innescato un boom d’iscrizioni nelle strutture private. Tanto che c’è chi, da parte dei privati, invoca una tregua concorrenziale per poter sfruttare al meglio le strutture esistenti sul territorio evitando ulteriori chiusure. «Non conosco nel dettaglio la situazione di tutti gli asili Fism del territorio, ma mi risulta che i casi di liste d’attesa siano sporadici e limitati a poche realtà particolari» racconta Biagio Missanelli, responsabile de Il Germoglio, che con le sue 5 materne con un centinaio d’iscritti rappresenta una delle realtà più robuste in ambito privato. La mappa di leopardo da lui disegnato sembra indicare una situazione strutturale di sovra-offerta, non un flusso costante di utenti “pregiati” che si spostano dalla rigida struttura pubblica ai privati. «Noi constatiamo che la differenza, in questi anni di crisi, più che la flessibilità degli orari e dei periodi di apertura la fanno le rette - aggiunge Missanelli - A livello di privati andiamo da una media di 150-160 euro al mese fino a picchi di 200 euro, e indubbiamente nel pubblico i redditi medio-alti pagano di più (finiscono automaticamente fuori fascia, ndr): nella nostra esperienza abbiamo notato che dove vi sono rette basse, come a Tresigallo, Formignana o Vigarano, le scuole sono piene, mentre dove sono leggermente più alte, tipo Pontelagoscuro, facciamo più fatica».

Una situazione generalizzata, se è vero che negli ultimi anni sono state chiuse dieci scuole Fism, un paio nell’ultimo anno. «Noi stiamo cercando di reagire offrendo più flessibilità, ma non è un fattore determinante - è la visione di Missanelli - Sa quante famiglie sfruttano l’apertura anticipata alle 7? Una. E quante lasciano i figlio fino alle 18? Non più d 5 o 6. Anche le richieste per luglio e agosto sono poche. La maggioranza delle mancate iscrizioni è dovuta alle difficoltà economiche delle famiglie, che tengono i bimbi a casa, e del resto anche da noi è aumentato di parecchio l’insoluto». Di qui l’idea accarezzata dai privati, di un “tavolo” con i Comuni per mettere da parte la concorrenzialità esasperata, e considerare la disponibilità pubblica e privata come offerta unica: «Sarebbe un bel modo di rispondere alle esigenze delle famiglie sfruttando al massimo le potenzialità e le disponibilità delle singole strutture. Oltretutto - conclude Missanelli - a gennaio e febbraio diversi bambini escono dalle nostre scuole per iscriversi in quelle comunali, essendosi liberati posti». I vasi comunicanti, insomma, esistono già.

Stefano Ciervo

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