Casa invasa da monossido, famiglia salvata dalla gatta

Una coppia e la madre di lei stavano dormendo. Uscivano esalazioni dalla stufa: l’animale ha iniziato a miagolare ed è saltato sul letto svegliando la padrona

COMACCHIO. Morgana ha miagolato a più non posso, balzando ripetutamente sul letto della sua adorata padroncina, per indurla a svegliarsi con buffetti insistenti sul viso. Alla fine la gattina di un anno, splendido esemplare di maine coon dal mantello nero è riuscita nell’impresa, scongiurando che la casa andasse a fuoco e che tutti i suoi inquilini avessero la peggio.

«Erano le sei del mattino dell'altro ieri - racconta Eleonora Cinti, la giovane risvegliata dalla gatta, a cui deve la vita -, quando l’insistenza di Morgana mi ha spinta a scendere dal letto. Pensavo che volesse le coccole - prosegue Eleonora -, perché spesso di notte salta sul letto per ricevere carezze, ma miagolava disperata con insistenza e con i polpastrelli mi dava quasi delle sberle». Una volta accesa la luce Eleonora, che dorme nel piano mansardato dell’abitazione al Lido degli Estensi, condivisa con il fidanzato, con la mamma, ma anche con 4 cani, 3 gatti ed un pappagallo, ha realizzato che proveniva fumo e un rumore stridulo dalla stufa posta al piano terra.

«Eravamo tutti intontiti e solo dopo abbiamo capito che si trattava del monossido di carbonio sprigionato dalla stufa - prosegue Eleonora nel suo racconto -, che stava andando a fuoco. Sono corsa a spegnerla, mentre il fuoco era già sui tubi dietro al muro. Abbiamo preparato bacinelle d’acqua, ma poi spegnendo la stufa e aprendo le finestre tutto è tornato nella normalità».

Per fortuna solo tanto spavento dunque per Eleonora, per sua mamma e per il fidanzato Gianluca, ma anche per la piccola e bellissima Morgana, che ha cercato un rifugio sicuro tra le braccia della padroncina, che aveva appena salvato. «Non c’è stato bisogno di chiamare i pompieri - spiega Eleonora -, mentre noi, passata l’influenza, faremo accertamenti all’ospedale, perché abbiamo accusato per un paio di giorni emicranie fortissime, bruciore agli occhi e alla gola, dovuti sicuramente ad intossicazione da monossido di carbonio».

In questa vicenda, a lieto fine, che ha per protagonista un magnifico gatto nero, che porta il nome di una fata, cade un luogo comune atavico. «L’idea che il gatto nero porti sfortuna - sottolinea Eleonora, che è anche scrittrice e ha collaborato con le rassegne letterarie Librandosi, Giallo Ferrara e Autori a corte -, è un retaggio medievale, che purtroppo ancora resiste».