Il signor Lodi fa la guardia al bidone

Nicola "Naomo" Lodi davanti al Palazzo degli Specchi

L'editoriale del direttore della Nuova Ferrara dedicato all'esponente leghista

FERRARA. Da mesi il signor Nicola Lodi, detto Naomo per via di una pubblicità della quale fu protagonista l’attorcomico Giorgio Panariello, ci fa dormire sonni tranquilli. Compie ardite spedizioni nel Palaspecchi la cui prospettiva di riconversione s’è fatta fragile dopo l’arresto dell’imprenditore padovano Vittadello. Lodi compie missioni al Palaspecchi neanche fosse Jena Plissken in “1997, Fuga da New York”, come se il problema del Palaspecchi fossero le miserie e il degrado che lo occupano.
 

Lodi scopre dormitori abusivi nei parcheggi, guida tour nei campi nomadi, smaschera chi succhia l’energia elettrica a tradimento. Manca soltanto che sgomini il racket dei mendicanti, quello degli spacciatori e disintegri l’organizzazione dei parcheggiatori abusivi. Per rusparli via.


Ah, no, questo non lo può fare. Lodi sa bene qual è il confine del suo personaggio, della propaganda, il limite segnato dalle leggi dello Stato sulla piccola criminalità, le droghe, l’immigrazione, l’accattonaggio, alle quali molto contribuirono la Lega con i suoi ministri nell’evo di Silvio Berlusconi.


Lodi conosce anche la frontiera della sue manovre che non devono e non possono invadere le competenze delle forze dell’ordine. Altrimenti sarebbe lui a finire nei guai. Lodi è diventato un professionista: mette in agenda e a segno la sua Blitzkrieg (guerra lampo) anticipando semmai l’intervento programmato dei vigili urbani; avvisa i giornali e, cosa ancora più fruttuosa per la sua immagine, chiama le trasmissioni populiste-sensibili delle tivù private che sappiamo. È bravo, nel suo ramo. Ha dell’attore con intorno il niente o quasi di interpreti non protagonisti.


Primo piano, in fondo stracci, gente ( “diversamente bianca”) che russa o scappa, uno straniero che gli offre una cipolla, rifiuti. Lui guarda nella videocamera, pronuncia un preambolo, indica lo scandalo social-ambiental-criminal del giorno, deplora e attacca la solidaristica amministrazione comunale e il flemmatico Pd. La trama procede su Facebook dove Jena Plissken ferrarese riscuote il gaudio e l’incoraggiamento di carta vetrata e fil di ferro dei suoi. Il grido “Ruspa!” e “A casa a calci in culo!” è come l’urlo di Tarzan (Pelle Bianca) nella fitta foresta della città di Ferrara: aaauuuuoooo.


Si tratta di strategia/folklore e carriera di Lodi nella Lega che ormai è in marcia per le comunali del 2019? Può darsi. Ma nel giorno per giorno è interessante la specializzazione di quest’uomo nel fare la guardia al bidone. È un modo dire per rappresentare la custodia di una situazione, la caparbietà a non farsi scappare l’argomento, a tenere alta la tensione, a farsi tutt’uno con gli eventi. Far la guardia al bidone deriva dal gergo militare: controllare e difendere il prezioso bidone di carburante. Il quale, invece, nel nostro caso, è rappresentato dal bidone in quanto tale, dalla masserizia, dal rusco, dal paciugo sociale che Lodi & Lega dichiarano di voler combattere.
A forza di far la guardia al bidone di nome e di fatto, l’integerrimo ruspista rischia di specializzare la politica del suo partito a senso unico: contro le discariche materiali ed umane. Sempre lì dentro e intorno agli stabili abbandonati; sempre lì a cercare clandestini dormienti; sempre lì a scovare stranieri occupanti.


Negli anni, l’amministrazione comunale e il Pd hanno lasciato ettari di terreno incolto, cioè non hanno promosso una solida politica di controllo del territorio, prendendo un paio di abbagli: hanno ritenuto leghisti o destristi i cittadini che si lamentano, protestano, tengono paura, formano comitati; hanno avuto timore di passare per leghisti o destristi se avessero inaugurato una strategia di controllo e fermezza. Così l’intempestivo dodecalogo del Pd è acqua fresca rispetto al bidone di nafta per la ruspa leghista.


In questi giorni lo specialista Lodi non s’è mosso dal bidone, nonostante stia frequentando una scuola di politica a Milano e facendo un pensierino sul suo futuro partitico a largo raggio. Ad esempio lui e la Lega neanche si sono accorti che da tredici giorni è stato mezzo chiuso il ponte che collega il Veneto a Ferrara e viceversa, che i disagi degli italiani non si contano, che i problemi dei pendolari indigeni si sono moltiplicati.


Il problema del ponte sul Po, che è infrastrutturale, economico, viario, urbanistico… non interessa alla Lega? E al riguardo la Lega che pensiero ha elaborato? Queste domande non sono una furberia, perché di qua, in Regione Emilia Romagna governa il Pd, e di là, in Veneto governa la Lega col serenissimo Zaia.
La dimenticanza del catorcio del ponte che non regge più il traffico va ripartita fra il Pd e la Lega. Allora i dormitori sono altrove. E la campagna del signor Lodi, così facile, così di pancia, così tarzaniana, al servizio delle tv, può essere solo un bidone.


Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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