Ferrara, il buco di 2 milioni del commercialista

Gli ex clienti accusano Riccardo Schincaglia di averli raggirati, ma il giudice rinvia il processo: capi d’imputazione generici

FERRARA. Si presenta in aula, con i suoi legali, quello vecchio e quello nuovo. I suoi ex clienti lo vedono arrivare in tribunale e ammettono, sussurrando: «ci vuole coraggio a presentarsi!».

Eccolo qui, davanti al giudice Piera Tassoni, al pm Nicola Proto ed una quarantina di persone - 15 avvocati e tanti altri suoi ex clienti - nell’aula dell’udienza preliminare: Riccardo Schincaglia, 48enne ragioniere-commercialista è accusato di aver intascato i soldi dei suoi clienti per quasi mezzo milione di euro. Appropriazione indebita il reato che procura e finanza gli contestano, partendo da denunce, documenti e testimonianze dei suoi ex clienti: ben 51 quelli che compaiono negli atti giudiziari, e la parte lesa numero 52 - quella più truffata secondo l’accusa, lo Stato, cioè noi - è l’Agenzia delle entrate. Perchè Schincaglia, ferrarese Doc ma con residenza a Chiasso (Svizzera) deve rispondere anche di, e soprattutto, di truffa aggravata allo Stato per oltre 2 milioni di euro e altri reati legati alla sua attività di commercialista, per cui guarda caso - si legge nel campo di imputazione -, non si rintracciano documenti, perchè «al fine di evadere le imposte», occultava scritture contabili della sua società la Eta Beta.

Chi non lo sapesse, Eta Beta è un personaggio dei fumetti americani, e Schincaglia - come questo piccolo pupazzo che nei cartoons metteva nelle proprie tasche migliaia di oggetti - avrebbe riposto nelle sue tasche tanti, tantissimi soldi dei suoi ex clienti, riuscendo a mescolarli in una girandola di triangolazioni e compensazioni con Iva e imposte (fasulle secondo l’accusa) ora al centro del processo. Processo che sembrava semplice, almeno alla vigilia. Che ieri mattina ha subito un primo stop. Il giudice Piera Tassoni che deve decidere la sorte giudiziaria di Schincaglia, se ordinare di processarlo oppure no, ha guardato attentamente le carte dell’accusa ed evidenziato diversi rilievi tecnico-giudiziari. Che, stando a quanto commentavano ieri mattina i legali - gli avvocati di parte civile, degli ex clienti - rischiano di far saltare tutto il processo. Il giudice ha rilevato che è troppo generica l’accusa dell’appropriazione indebita e invitato la procura a riscrivere il capo di imputazione, indicando le esatte date di tutti i versamenti-raggiri: ossia come e quando Schincaglia avrebbe preso i soldi dai suoi ex clienti e poi non usati per pagar loro tasse, imposte, Iva.

E ancora: la truffa allo Stato va indicata in modo più preciso: analiticamente posizione dopo posizione. E quelle interessate al processo sono una 50ina. L’accusa sostiene trattarsi di una formalità in quanto negli atti vi sono già elenchi precisi di clienti e società, di date e versamenti fatti a Schincaglia, e dunque basterà precisare questo. Procura e legali di parte civile avranno diversi mesi per operare questa correzione in corso d’opera, e i legali sono già al lavoro per presentare memorie analitiche delle posizioni dei loro ex clienti. Prossima udienza fissata al 23 giugno prossimo.