Gli allevamenti ferraresi messi al bando all’estero

Ucraina, Hong Kong e anche la Svizzera hanno bloccato le importazioni Altri paesi, tra cui il Sudafrica, hanno posto un freno a tutti i prodotti nazionali

L’onda lunga dei casi di aviaria registrati nel Ferrarese continua a mettere in difficoltà, in particolare economica, tutto il comparto, anche a livello nazionale.

Lo segnala l’Huffington Post in un articolo di Elisabetta De Luca nel quale si evidenzia l’operato del Ministero della salute per far ripartire l’export verso i paesi che hanno deciso di interrompere l’import di pollame dall’Italia.

Le misure di prevenzione adottate dopo i casi nel Ferrarese non sono bastate. Il 6 maggio l'Ucraina ha deciso di bloccare l'importazione del pollame: «A seguito della conferma dei focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità H7N7 in Emilia Romagna, il Servizio Statale Veterinario e Fitosanitario dell'Ucraina con lettera dell’6 maggio 2016 ha informato il ministero della Salute di aver temporaneamente bloccato l’importazione di pollame, rispettivi prodotti e materie prime provenienti dalla regione interessata dall’infezione», si legge sul sito del Sivemp.

Prima dell'Ucraina, Hong Kong ha informato il ministero della Salute «di aver temporaneamente limitato l'importazione di pollame (comprese carcasse, parti e visceri) e prodotti (comprese le uova) provenienti dall'Emilia Romagna», così come Israele ha bloccato le importazioni «di materiale genetico di pollame, uova da tavola e uccelli proveniente dall'Italia» e la Svizzera, ultima in ordine di tempo, il 14 maggio la Cancelleria federale ha inviato una nota caratterizzata da una proverbiale precisione, bloccando i prodotti provenienti «dai comuni di Portomaggiore, Ostellato Masi Torello, Tresigallo, Voghiera, Fiscaglia, Formignana, Ferrara, Argenta».

«Alcuni Paesi, come il Sudafrica, - dice Vito De Filippo, sottosegretario alla Salute - hanno deciso di bloccare tutti i prodotti italiani perché non hanno compreso che il fenomeno è localizzato in una sola regione, per questo il ministero della Salute è in contatto con i governi che hanno varato il blocco per negoziare l'apertura ai prodotti provenienti del resto d'Italia».

Il ministero della Salute è in contatto con i Paesi esteri che hanno chiuso le frontiere per negoziare l'apertura almeno ai prodotti provenienti dalle altre regioni.

I primi casi sospetti sono stati individuati a fine aprile, in un allevamento biologico di galline ovaiole. Il veterinario aziendale aveva notato un aumento della mortalità e un calo della produzione di uova. La diagnosi dopo le analisi: influenza aviaria. Immediatamente è stato disposto l’abbattimento di 17.000 capi ed è stato lanciato l'allarme agli allevamenti vicini. Troppo tardi, dopo due settimane, è stato individuato un secondo focolaio nell’allevamento industriale di tacchini da carne della società commerciale Vicentina srl, che fa parte della Filiera Amadori. Sono stati abbattuti più di 50.000 tacchini, un danno economico di oltre un milione di euro.

La Regione Emilia-Romagna e l’Usl hanno attivato tutte le misure necessarie per isolare il fenomeno e contrastare la diffusione del virus. Sono state create zone di protezione e di sorveglianza nel territorio e il censimento di tutti gli allevamenti e degli animali presenti, nonché controlli straordinari su tutto il territorio. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministero della Salute: «Abbiamo la situazione sotto controllo, stiamo lavorando affinché il virus non colpisca altri allevamenti. Per ora l'epidemia è localizzata ma non abbassiamo la guardia», dice ad HuffPost Vito De Filippo, sottosegretario alla Salute.