"Buona scuola" e autismo: Tommy ha imparato a sentire i rumori

La classe di Tommy, della V scuole elementari di Cocomaro di Cona

A Cocomaro di Cona la bella storia di integrazione, il bimbo ha 10 anni e nei cinque passati in classe la sua malattia non è stato un problema: grazie ai suoi compagni e alle insegnanti

FERRARA. La vera “Buona Scuola” italiana sta in una casina piccola così, a Cocomaro di Cona, classe quinta. Qui Tommaso, bambino di 10 anni, autistico, è riuscito a non esser più solo dentro il suo mondo. Ha imparato anche a sentire i rumori. Il merito, per Valentino e Simona Friolo è tutto dei suoi compagni, degli altri genitori, delle insegnanti ( Lorella Liverini, Laura Soavi e Chiara Gessi, la maestra di sostegno) e di chi lo ha visto crescere a scuola. Così ieri, papà e mamma, hanno voluto ringraziare tutti, regalando cuore e parole in una lettera (che pubblichiamo qui a fianco, scritta insieme all’amico Nicola Minelli). E con cuore e parole raccontano delle tante difficoltà per far crescere Tommy.

Tommy con le insegnanti: Laura Soavi, Lorella Liverini e Chiara Gessi, la sua maestra di sostegno

Niente miracoli. «Ciò che ci sentiamo di dire alle famiglie come noi è non mollare mai, ogni piccolo traguardo raggiunto è una vittoria per tutti, di non perdere speranze nei miglioramenti nei propri figli. Siamo però convinti che questi miglioramenti non arrivano solo "sperando" in un miracolo, ma con duro lavoro, pazienza, lacrime, sacrifici».

Il passato e i ricordi. «Quando ci hanno detto che Tommaso era autistico ci hanno anche detto che bisognava lavorare per raggiungere degli obiettivi e sperare che "un giorno potesse andare in bagno da solo"; non si ha idea di cosa provano due genitori a sentirsi dire quelle parole, a pensare che il proprio figlio dovrà dipendere a vita dagli altri. Quando realizzi che tuo figlio ha un problema, la preoccupazione più grande è che un giorno non ci sarai più, lo lascerai da solo e non avrai neppure la libertà di morire».

Primo, non mollare mai. «Sì, all’inizio era un tunnel infinito, dove tutto era nero. Ecco, una cosa importante da dire ai genitori di bambini con qualsiasi difficoltà è di prendere coscienza della difficoltà e affrontarla; far finta di niente è deleterio per tutti, specialmente per il figlio stesso. Noi abbiamo organizzato la nostra vita sulle esigenze di Tommaso: logopedia, piscina e tantissimo tempo insieme, usato soprattutto nei primi anni per spronarlo ad acquisire le sue autonomie, a parlare e tentare di farlo uscire dal "suo mondo"».

Tommy esce dal mondo. «Un giorno è arrivata la sua prima parola, poi il controllo del suo corpo, il contatto visivo, il suo parlare incessante anche se con difficoltà e tutto il resto. Oggi Tommaso ha imparato a stare con gli altri, a comunicare con loro (anche se predilige stare da solo): ha coscienza di se stesso e sa molto bene cosa vuole. Le difficoltà che abbiamo affrontato sono enormi, poi ci fai l'abitudine e tutto va meglio».«Anche oggi facciamo fatica a partecipare a feste di compleanno di amici, Tommy non sopporta rumori forti. Non ha gli interessi di un bambino della sua età, compra riviste di auto e impara a memoria dati tecnici e prezzi e solo di auto di un certo livello».

Va meglio, grazie a tanti. «Oggi? Oggi, vediamo la luce in fondo al tunnel. E quello che stiamo facendo è una sorta di bilancio del suo percorso terapeutico: nei primi anni ha avuto una intensa e fruttuosa assistenza, oggi meno, ma anche questa lettera è un modo per cercar di far meglio. L'idea di leggerla e renderla pubblica vuol essere uno stimolo a questo, e un tributo al lavoro delle persone che gli sono state vicine in questi 5 anni».

Tommy rompe il guscio. «Oltre l'impegno "lavorativo" di insegnante, quello che vorremmo far emergere è il loro impegno umano che ha permesso a Tommaso di rompere il suo isolamento e avvicinarsi agli altri: in prima elementare non potevano cantare la canzone di buon compleanno perchè a lui i suoni davano fortemente fastidio. Oggi Tommaso usa il microfono, canta e presenta i suoi compagni di classe durante le recite scolastiche. Hanno fatto in modo che tutta la classe si stringesse intorno a lui, spiegando le difficoltà del loro compagno: questo vuol dire che sono le persone a fare le Istituzioni, non il contrario. Vedere i risultati su nostro figlio è impagabile».

Quelle persone giuste. «Cosa fa la differenza? Essere circondati dalle persone giuste, preparate e umane, indipendentemente dal ruolo istituzionale o puramente amichevole, questo fa la differenza. Come fa la differenza incontrare persone, anche con incarichi istituzionali, che non hanno neppure lontanamente idea di cosa significa disabilità. Ma noi non molliamo».

Daniele Predieri