Soffoca la madre e si toglie la vita

Le vittime sono fratello e mamma del sindaco di Occhiobello. Da anni Paolo Chiarioni accudiva l’anziana molto malata

Aspettava una telefonata dal suo compagno a mezzogiorno. Alle 14.30, non sentendolo ancora, si è preoccupata ed è andata a casa sua. E lì ha trovato la tragedia: il suo compagno e l’anziana madre morti soffocati. Lei da un cuscino, lui da un sacchetto della spesa. Le vittime sono Paolo Chiarioni, 65 anni, fratello del sindaco di Occhiobello (Ro) Daniele, e la madre Leda Bianchi, di 87 anni.

Dopo la sconvolgente scoperta Sergia, che era a fianco di Paolo da una decina di anni, è uscita dalla casa gridando ai vicini: «Morti, sono morti tutti e due». Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Occhiobello, della Compagnia di Castelmassa e del Nucleo Investigativo di Rovigo, ma la vicenda è risultata chiara fin dall’inizio: un caso di omicidio-suicidio.

In casa gli inquirenti hanno trovato alcuni scritti in cui Paolo Chiarioni avrebbe spiegato i motivi del suo gesto, che vanno cercati con ogni probabilità nella crescente fatica a reggere il peso di una vita dedicata ad accudire la mamma. I due, che per anni avevano gestito l’edicola di via Eridania, vivevano insieme in una villetta a schiera in via Luciano Lama, a Santa Maria Maddalena. Leda da tempo era costretta su una carrozzina a rotelle e il figlio non poteva far altro che assistere impotente al peggioramento delle sue condizioni di salute e alle sue sempre più limitate capacità di movimento e di autonomia. Un dramma rimasto rinchiuso tra le mura domestiche. I vicini ricordano la grande premura e il grande affetto che Paolo nutriva nei confronti della madre. Solo una discussione, la vigilia della tragedia: non un litigio aspro, ma un rimbrotto malinconico, in dialetto, verso l’anziana madre che, pur invalida, insisteva per svolgere alcune piccole incombenze domestiche.

Alcuni vicini infatti hanno riferito agli inquirenti di aver sentito martedì sera Paolo rivolgersi alla mamma con queste parole: “Non stare a fare quei lavori, che poi ti senti male”. Un episodio quasi banale, ma che invece può essere stato l’ultimo colpo che ha fatto crollare il già fragile equilibrio di un uomo troppo provato. Una persona ricordata ora come mite, gentile, rispettosa con il vicinato al punto da spingere a mano l’auto lungo il vialetto, prima di accendere il motore, per non disturbare nessuno con il rumore.

Quando ha capito di non poter più andare avanti, Paolo ha preso la decisione terribile e definitiva: ha lasciato messaggi scritti per spiegare, forse per chiedere scusa, forse per dare parole alla sua disperazione. Poi, secondo la ricostruzione degli inquirenti, ha soffocato la madre con un sacchetto di plastica e dopo averla vista morire si è ucciso nello stesso modo. Sarà il medico legale, ieri sul posto insieme alla Scientifica, a stabilire l’orario della tragedia. Ma non ci sono altri interrogativi a cui dare risposta, in questa vicenda di muta disperazione.