«Non siamo ladri di bambini, li allontaniamo per difenderli»

L'intervento di Elena Buccoliero, giudice onorario del tribunale dei minorenni: il tasso di allontanamenti in Italia è inferiore che negli altri Paesi europei (3x1000 minori residenti in Italia, 9 in Francia, 8 in Germania, 6 nel Regno Unito, 4 in Spagna).

di ELENA BUCCOLIERO


Allontanare un bambino da casa è proteggerlo. Il pensiero è duro da digerire. I genitori sono le figure più importanti per un bambino, quelle che lui ama e che dovrebbero amarlo sopra ogni cosa, e hanno su di lui un potere immenso.

Gli allontanamenti vengono decisi quando si ha il forte sospetto che quel potere sia usato contro il bambino anziché per aiutarlo a crescere. Famiglie dove c'è abbandono, violenza fisica, sessuale o psicologica, alcol o droghe, malattie psichiatriche gravi.

E non è vero che il mestiere degli assistenti sociali o dei giudici minorili è rubare i bambini. Lo si fa in emergenza, oppure dopo che altri aiuti si sono rivelati inutili.

Il tasso di allontanamenti in Italia è inferiore che negli altri Paesi europei (3x1000 minori residenti in Italia, 9 in Francia, 8 in Germania, 6 nel Regno Unito, 4 in Spagna). Ci si pensa sopra mille volte e, se la situazione non richiede una protezione in emergenza (attuata dai servizi sociali e subito comunicata al tribunale per i minorenni che può confermarla o annullarla), si tentano altre strade.

I genitori in difficoltà estrema hanno alle spalle, a loro volta, storie personali e familiari molto dolorose e devono essere aiutati. Sostegni economici, educatori domiciliari, percorsi di supporto per genitori o bambini sono all'ordine del giorno nel lavoro dei servizi sociali. Solo quando questo non è sufficiente, con l'intervento del tribunale per i minorenni, si assumono decisioni più dure.

Dove va un bambino allontanato da casa? Se il pensiero vola a luoghi anonimi, grandi stanzoni pieni di letti, è bene aggiornare il nostro immaginario: gli orfanotrofi sono stati chiusi per legge nel 2001. I luoghi di accoglienza sono le famiglie affidatarie, oltre sessanta nella nostra provincia, e le strutture: case famiglia, comunità per madre-bambino, educative, terapeutiche… secondo le necessità.

Dopo l'allontanamento il tribunale convoca i genitori, gli operatori e quando è possibile i minori (sempre dai 12 anni in avanti, ancor prima se sufficientemente maturi) e per un periodo monitora la situazione. Intanto il minore non perderà i contatti con i genitori, li incontrerà periodicamente sotto la supervisione dei servizi che potranno, così, verificare l'evoluzione delle relazioni familiari e riferirla al giudice.

Nei casi migliori, e non sono pochi, i problemi si superano e il bambino torna a casa. Proprio l'allontanamento può essere lo stimolo che induce i genitori a cambiare alcuni aspetti della loro vita. Quando invece non ci sono margini di recupero il figlio rimarrà con altri adulti e, se il legame con i genitori è debole perché il bambino è molto piccolo o l'abbandono è totale, si arriverà all'adozione.

Come tutte le cose umane, anche gli allontanamenti possono essere sbagliati. L'importante è decidere con il massimo scrupolo e verificare con altrettanta attenzione, in modo che possano risolversi nel più breve tempo quando ci si rende conto di avere sbagliato.

I genitori, con o senza avvocati (la difesa tecnica non è obbligatoria), possono dimostrare all'autorità giudiziaria che quell'allontanamento è ingiusto, o che non è più opportuno perché le cose nel tempo sono cambiate.

Infine: molti allontanamenti - non tutti! - si possono prevenire. La faccenda non si risolve dando soldi alle famiglie, né si allontana un bambino per toglierlo dalla povertà. Occorre che i servizi e il terzo settore siano in grado di svolgere meglio il loro lavoro: più interventi mirati nel sostegno ai genitori; la capacità di cogliere i problemi subito, con l'aiuto di insegnanti, pediatri… e non quando sono ormai irrimediabili; luoghi educativi e di socializzazione dove il confronto anche interculturale si dipani nel quotidiano; famiglie disposte ad affiancarne altre o ad accogliere bambini anche per parte della giornata o della settimana. Ci vogliono più psicologi e neuropsichiatri, assistenti sociali e educatori dedicati all'infanzia. Bisogna, cioè, investire sui bambini, cosa che in questi anni non sembra avvenire.

Elena Buccoliero

giudice onorario al Tribunale
per i Minorenni di Bologna
referente Ufficio Diritti dei Minori
del Comune di Ferrara