Turchia nel caos: «Chiuse in hotel con vista sulle bombe»

Silvia Paparella e Patrizia Bianchini erano in viaggio d’affari: « Le esplosioni contro il Parlamento a 400 metri da noi»

FERRARA. «Una guerra non può essere diversa da quello che abbiamo visto». Sono rimaste attaccate alle finestre del loro hotel per tutta la notte, Silvia Paparella e Patrizia Bianconi, le due ferraresi che si sono ritrovate ad Ankara nel bel mezzo delle azioni militari più cruente del fallito colpo di stato in Turchia. L’hotel nel quale alloggiavano per affari, l’Anemon, è in linea d’aria a 4-500 metri dalla sede del Parlamento, che è stato bombardato a più riprese dai militari golpisti, e le due operatrici del mondo fieristico ferrarese hanno vissuto tutto in diretta. «Eravamo all’ingresso dell’hotel, verso le 22, dopo la cena in un locale lì vicino, quando ci siamo viste sorvolare da un caccia militare: è passato proprio sopra le nostre teste, così basso da fare impressione - comincia così il racconto di Silvia Paparella, 41 anni, project manager di Remtech - Subito abbiamo capito che non si trattava di un’esercitazione, perché le persone si affacciavano alle finestre e cominciavano a scendere in strada. Abbiamo telefonato ad alcuni nostri contatti, ad Istanbul, e loro ci hanno informato prima della televisione che era in atto un colpo di stato».

È cominciata la notte più lunga di Silvia e Patrizia: «È stato un crescendo, ad un certo punto è scattato il coprifuoco e la città si è spenta progressivamente. Si cominciavano a sentire colpi di fuoco in lontananza, e abbiamo pensato che questa era la cosa peggiore che poteva succedere. Sbagliato. Abbiamo visto arrivare gli elicotteri che sparavano giù, non abbiamo capito dove, e poi sono arrivati i carri armati, sentivamo distintamente il rumore dei cingoli sull’asfalto. Alla fine le esplosioni contro il Parlamento, almeno 7-8: lo stavano bombardando».

Per fortuna, a differenza di quanto è stato detto nelle dirette tv, i contatti telefonici e la connessione web non sono mai mancati nella zona dell’albergo, e quindi le due ferraresi sono sempre riuscite a rimanere in contatto con i loro familiari. Pure il presidente di Fiera Ferrara, Filippo Parisini, si è messo in contatto più volte con loro, cercando di seguire l’evolversi della situazione. «È durato fino alle 4.30-5, non abbiamo chiuso occhio per tutta la notte: ora vogliamo andare via il prima possibile, prendere subito un volo per Istanbul e poi per l’Italia, per qualsiasi scalo italiano. Non vediamo l’ora di essere in Italia» diceva ieri mattina Silvia Paparella.

Il rientro è però difficoltoso. Nonostante gli annunci di Turkish Airlines, le due ferraresi hanno trovato cancellati tutti i voli in partenza ieri dall’aeroporto Ataturk, e hanno dovuto rassegnarsi. «Passeremo la notte in aeroporto, impensabile tornare in città, e domattina speriamo di poter andar via» è l’ultimo messaggio di ieri.

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