Carife, gli azionisti possono sperare nei rimborsi

Nei capi d’accusa anche 7 reati amministrativi, contro le banche coinvolte: se condannate dovranno pagare sanzioni milionarie

Gli azionisti di vecchia Carife che hanno sottoscritto le azioni nel periodo dell’aumento di capitale, epoca 2011, possono sperare di ottenere un parziale rimborso. Un rimborso possibile grazie all’inchiesta giudiziaria in corso che ha portato all’emissione di 21 avvisi di garanzia, con una raffica di ipotesi di reati penali (nove) e una manciata di reati amministrativi, sette in tutto

Responsabilità degli enti. E’ proprio su questa manciata di reati amministrativi contestati sulla base di una legge speciale, la 231 del 2001 (responsabilità di società o enti per illeciti amministrativi dipendenti da reato penale), che gli azionisti possono sperare e non poco. Grazie a questa legge sono “indagate”, in questo caso, anche le banche coinvolte, come soggetti: oltre vecchia Carife, ormai fallita e con le casse svuotate, anche quelle in “bonis” (a casse piene), le banche coinvolte nell’inchiesta in corso, Banca Valsebbina, CariCesena, Popolare di Bari e Popolare di Cividale. Come si ricorda queste 4 banche e Carife sono al centro dell’inchiesta (indagati i loro dirigenti) per reati particolari ( crac e formazione fittizia del capitale) per aver partecipato - secondo l’accusa - con compensazioni tra loro ad un fasullo aumento di capitale, grazie alla sottoscrizione reciproca di azioni per 22milioni e 800 mila euro: le banche comprarono azioni che Carife girò, anche con triangolazioni su Carife Sei (il caso di Valsabbina) alle stesse finanziatrici.

Quella girandola di azioni.Reati civili legati direttamente, come vuole la legge, a quelli penali e contestati nell’atto d’accusa in tutte le varie articolazioni e posizioni dalla procura (pm Cherchi, Cavallo e Longhi). L’atto d’accusa della procura è molto articolato: arriva a scomodare la legge 231 legandola ai capi di imputazione contestati, quelli di bancarotta e formazione fittizia del capitale, ed elenca dal capo A al capo G le resposanbilità delle banche (vecchia Carife per 6 capi di imputazione) chiamandole in causa per non aver, di fatto, vigilato e controllato sulle attività dei propri dipendenti in merito ai reati di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza.

L’ente responsabile. Del resto è la stessa legge 231 ad indicare - in modo chiarissimo - che l’ente responsabile (le banche, nel nostro caso) per un reato commesso da un proprio dirigente appartenente alla sua struttura organizzativa, può essere condannato al pagamento di sanzioni amministrative (soldi) ma anche interdittive, confisca (del corpo del reato, i 25 milioni di euro) e tanto altro.

Sanzioni milionarie. Sanzioni che possono variare da poche centinaia di migliaia di euro fino a milioni: da qui le speranze, più che ottimiste (nel caso i reati penali tengano al vaglio dei giudici) per gli azionisti Carife beffati. Sono argomentazioni e tecnicismi di altissimo diritto tra penale, civile e societario.

Nulla di complicato. Ma non c’è nulla di complicato, traducendo le contestazioni: lo scopo dell’applicazione della legge 231 è quella di poter elevare sanzioni amministrative colpendo direttamente o indirettamente il profitto - illecito - dell’ente (Carife e le altre banche). L’applicazione di questa legge nel caso del crac Carife è una ulteriore dimostrazione del “peso” di una accusa articolata, pensata e soppesata da parte della procura e che ovviamente dovrà tenere il vaglio dei giudici. Ma alla base di essa vi è un principio fondamentale: quello - dice la dottrina - di «disincentivare la commissione di reati nell’interesse o a vantaggio dell’ente, e di incidere sulla struttura e sull’organizzazione dell’impresa in modo da favorire attività risarcitorie, riparatorie».

Rimborsi per gli azionisti. Insomma, parliamo rimborsi per gli azionisti, quelli che oggi hanno azioni a zero valore, come zero è la possibilità di recuperare anche un euro, senza la legge 213 che permetterà loro anche - nel caso avessero risorse, tempo e voglia - di essere parte civile nell’eventuale processo. Non è poco. Per questo motivo, quei 7 reati amministrativi nelle 12 pagine del documento della procura potrebbero rimettere in gioco gli azionisti.