Ferrara, si era gettata nel vuoto: è fuori pericolo

Operata ieri la ragazza che aveva compiuto il gesto dopo il divieto di usare il cellulare per un giorno. Lo psicologo: difficile fissare regole che valgano per tutti

FERRARA. Da una parte i genitori. Dall’altra i figli, in questo caso un’adolescente. In mezzo, il cellulare: delizia e sciagura, anche coesistenti, per milioni di persone sempre più giovani, fino a lambire l’età dell’infanzia. L’ultimo caso riportato dalla cronaca è avvenuto nella nostra provincia.

Un diverbio tra i genitori e la figlia, il divieto dell’uso del cellulare e la giovane che si getta dalla finestra del primo piano dell’abitazione. Una sequenza tremenda. E poi la costernazione per un atto considerato inspiegabile, la corsa in ospedale (ieri la giovane è stata operata per il trauma subìto alla schiena ma non è in pericolo di vita), le domande che si affollano nella mente di chi sta vivendo quell’angoscia in queste ore e molto da vicino. Il divieto imposto dai genitori - questo si è appreso ieri - sarebbe stato motivato dall’uso ritenuto improprio o non opportuno del cellulare da parte della ragazza e non come punizione per un comportamento tenuto al di fuori di questo ambito.

Le scelte che i genitori compiono nel regolare o tentare di regolare l’uso del cellulare ai propri figli sono oggetto da tempo di valutazioni, anche scientifiche, e stimolano costantemente un dibattito corposo, non sempre sereno e pacato, sulla rete. Non a caso negli ultimi anni molte scuole italiane hanno introdotto tra le attività extrascolastiche anche “lezioni” riservate agli adulti su come affrontare la delicata materia, spazi in genere gestiti da psicologi che collaborano con gli insegnanti o i dirigenti dell’istituto.

Chiunque abbia dei figli sa che in questo campo ci si muove un po’ a tentoni e non esistono regole buone e valide per tutti. Ogni caso fa storia a sè e quello avvenuto sabato scorso nella nostra provincia dovrà essere studiato e affrontato in concreto dalla famiglia e da chi potrà aiutarla a superare un momento molto difficile.

«È auspicabile che il nucleo familiare possa avvalersi di un supporto psicologico in questo frangente, Solo approfondendo i fatti e il contesto in cui sono avvenuti - spiega lo psicologo Alessandro Costantini - si potrà capire meglio qual è stata la dinamica, anche psicologica, che ha creato le condizioni per un epilogo certamente drammatico ma che potrebbe essere superato. L’importante è non creare allarmismo, cioè indicare genericamente dei pericoli senza conoscere la situazione reale».

Pur nella carenza di informazioni è possibile trarre una lezione più generale o definire una modalità per intervenire con qualche speranza di successo nel rapporto tra figli e smartphone senza, considerato il tema, dimenticare i “social”?

«A prescindere dall’episodio specifico si può fare un discorso più ampio, penso che certi comportamenti possono essere considerati segnali di un disagio, da valutare con grande attenzione. Nell’adolescenza, inoltre, i giovani possono essere anche più reattivi e più fragili di quanto ci si potrebbe aspettare. Ogni caso, ripeto, va studiato e compreso a sè nella dinamica interna di un determinato nucleo familiare».

Ma che consiglio si può dare alle famiglie sul rapporto figli-cellulare?

«Intanto se i bambini sono giovanissimi è sbagliato affidarli alla “balia” cellulare, ma questa è una regola che vale anche per i ragazzi più grandicelli. Occorrerebbe evitare che i giovani, adolescenti compresi, passino troppe ore “in compagnia” del loro smartphone. Ci sono già casi di dipendenza gravissima (anche da computer) documentati in Giappone e pure in Europa. Giovani che non escono dalle loro case per settimane e genitori che gli portano i pasti in camera. Parlare, anche se spesso non è facile, è una buona scelta. Sollevare il capo dal lavoro o dai propri impegni, guardarsi intorno e, se è il caso, porre il problema, concordare le regole d’uso insieme ai figli, intervenire con atti graduali e non con scelte drastiche, cercare di abituare il minore all’idea che deve confrontarsi anche con dei “no”. Si tratta di regole generali ma - lo ripeto ancora una volta - ogni caso va valutato a sè». (gi.ca.)

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