Straniero uno scolaro su tre. «Le classi restano indietro»

Alcune famiglie sono preoccupate: in prima non tutti parlano italiano. Ma i docenti sono tranquilli: non sono un peso, ma un’opportunità

PORTOMAGGIORE. Portomaggiore è uno dei comuni della provincia con la più alta presenza di cittadini stranieri. In linea di massima la convivenza è pacifica, la comunità pakistana (la più numerosa sul territorio) non ha mai creato “problemi” e si viaggia su binari paralleli. Finchè i bambini non frequentano la stessa scuola. Una presenza importante: uno scolaro su tre è straniero «e molti di questi bimbi - rilevano alcune mamme di bambini italiani - non parlano la nostra lingua, arrivando così a frenare l’attività della classe». Tanto che ci sono anche famiglie italiane che proprio per questi motivi iscrivono i propri figli nelle scuole di paesi vicini. Gli alunni stranieri alla scuola primaria «sono il 35 per cento dell’intera popolazione scolastica - spiega la dirigente scolastica Genevieve Abbate, sostenuta dalla vicaria Marina Guerrini-, composta di 850 alunni una media di 7/8 alunni su 25».

La presenza di un numero consistente di alunni stranieri che non conosce la lingua italiana, può essere un ostacolo nell’apprendimento del gruppo classe? In altre parole, la classe rischia di avanzare più lentamente nel programma disciplinare? «La scuola - risponde la dirigente - lavora per accogliere in modi adeguati gli alunni e con metodologie sempre più all’avanguardia. I ragazzi stranieri sono un’opportunità di confronto, dando possibilità a docenti e alunni di confrontarsi. I percorsi di alfabetizzazione si attivano a seconda delle necessità dei bambini, e l’anno scorso questa necessità linguistica non c’è stata, mentre i percorsi sono stati avviati nelle classi intermedie», conclude la dirigente.

Ecco quindi che la dirigente spiega subito che «gli alunni stranieri non sono un vincolo, ma un’opportunità, per i compagni e gli insegnati», e spiega come «ci sono anche bambini figli di stranieri nati in Italia», che quindi hanno già un bagaglio lessicale italiano. L’istituto comprensivo di Portomaggiore, che comprende scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, opera da anni nel settore dell’intercultura, raggiungendo ottimi livelli. «Ci attiviamo con attività curricolari e mettiamo in campo tutto ciò che viene previsto dalla scuola nell’ambito del suo Piano dell’Offerta Formativa per alunni stranieri, attività che non intaccano minimamente le lezioni».

Oltre alle varie attività organizzate dalla scuola, «nel passato abbiamo utilizzato le compresenze, (cioè due insegnanti che fanno lezione nella stessa classe, potendo così organizzare attività per piccoli gruppi o di altro tipo)quest’anno si utilizza anche il personale di potenziamento (docenti di ruolo), dato alla scuola per specifiche esigenze. In questo caso portano avanti percorsi di alfabetizzazione e recupero per bambini stranieri, con corsi di alfabetizzazione. Con la Legge 107 è previsto un contingente in più per queste attività. A livello extracurricolare, i docenti di lingua inglese e di lettere, portano avanti percorsi di alfabetizzazione per alunni che non conoscono la lingua». Tuttavia, ormai sono pochi i bambini che necessitano di corsi di alfabetizzazione, «perché essendo nati in Italia e frequentando la scuola dell’infanzia, è rimasto un numero molto basso di alunni che non conoscono l’italiano», continua la dirigente.

Veronica Capucci

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