La bella lezione del Premio d'Este

La consegna del Premio Estense a Sabrina Pignedoli

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sul Premio Estense

Este viva, gridano con orgoglio i ferraresi nei giorni del palio, superando ogni rivalità contradaiola. E viva il Premio, rilanciamo oggi, corroborati da un annuncio che è il più bel sigillo su un’edizione di grande spessore: l’evento che Unindustria ha innestato nella tradizione culturale della città ha un lungo cammino avanti.

Prosegue oltre la fusione dell’associazione con le consorelle di Modena e Bologna. Resta qui, in un rapporto osmotico con Ferrara. E con la possibilità di crescere ancora, di gemmare altre sezioni come negli anni sono stati istituiti il riconoscimento “Uno stile nell’informazione” e l’Estense scuola; magari proprio una categoria riservata a temi locali, all’Emilia del nuovo bacino confindustriale.


È una comunità di lettori forti, la Ferrara del Premio. I quattro libri presi a giugno, quando sono stati scelti i finalisti di ieri, porterebbero di diritto i giurati nell’empireo statistico dei più voraci divoratori di parole stampate, quel tredici percento di italiani - in diminuzione - che legge con frequenza minima di un volume al mese. Ma non è questione di numeri, piuttosto di piglio. Sono uomini e donne appassionati e motivati, quelli che ho conosciuto da giurato all’esordio. Persone che promuovono con acume e stroncano chirurgicamente, che al fatidico terzo anno, al momento di congedarsi e passare la mano ad altri concittadini, ringraziano entusiasti come coloro che subentrano. Una bella Ferrara, degna erede di quella che è in mostra ai Diamanti per i cinquecento anni della stampa dell’Orlando Furioso; una città che grazie al Premio, a distanza di mezzo millennio, resta orgogliosamente una delle capitali italiane del libro.


È stata un’edizione di assoluto valore, che ha portato sotto i riflettori del teatro Abbado due modi diversi di fare giornalismo d’inchiesta, quello che racconta il lato oscuro della contemporaneità e quello che inquadra gli anni sospesi tra la cronaca e la storia da una prospettiva né comune né scontata. L’ha spuntata Sabrina Pignedoli, hanno vinto in quattro. Tutti felici, anche, della possibilità di seguire da remoto i lavori delle giurie, ascoltando pareri veraci, seguendo i percorsi lungo cui i propri pensieri vengono letti e rielaborati. Un privilegio peculiare di Ferrara, che fa bene. Anche ai giornalisti che siamo.
Buona domenica.
Luca Traini