«Buoni spesa coop dei rifugiati ai cinesi»

La denuncia della Lega Nord: vengono venduti a prezzo scontato, fermate questo business da centinaia di migliaia di euro

Buoni spesa per la sola Coop Alleanza 3.0 (ex Coop Estense) e con il marchio Camelot, venduti a prezzo scontato per strada dai richiedenti asilo ai quali vengono distribuiti, e utilizzati anche da commercianti cinesi e pakistani per fare incetta di beni di consumo all'iper. È questo lo scenario descritto dalla Lega Nord che ha realizzato anche un video nel quale si vede, tra l'altro, Nicola Lodi comprare in zona San Giorgio a 4 euro l'uno un blocchetto di buoni da 5 euro, per poi cercare di rivenderli in market cinesi («all’inizio li prendevamo ma ora non lo facciamo più») e pakistani (vendita andata a buon fine dopo due tentativi al prezzo di 2,5 euro a buono). «Con questa indagine lunga e difficile, perché c'è stata tanta omertà, abbiamo smascherato un business attorno a questi buoni - ha denunciato Lodi - Invece di sfamare i richiedenti asilo, vanno ad arricchire gente che andrebbe mandata a casa loro a calci in culo. E i richiedenti asilo, ce lo hanno testimoniato delle commesse dell'Iper che ricevevano pressioni dai loro dirigenti per non fare problemi, li usano per compare casse di birra, fare feste e ubriacarsi, soprattutto nella zona Gad. E ci sono famiglie italiane che per questi buoni da 5 euro farebbero salti mortali». Il video dura 16’ anche se le parti con la tecnica del “telefonino nascosto” sono pochissimi minuti: il resto è il racconto dello stesso Lodi sulla base di testimonianze.

Tra le varie indicazioni raccolte nel corso di due mesi di lavoro, c’è anche quella di alcune cassiere Coop su commercianti cinesi che si presentavano con sporte piene di buoni e se ne servivano per comprare a sconto (poiché appunto i buoni valgono 5 euro ma erano passati di mano a molto meno) wifi, televisori, elettrodomestici. Materiale, è presumibile, destinato poi ad essere rivenduto nei market etnici a prezzi molto concorrenziali. Nel video si vede anche lo stesso responsabile leghista per l’immigrazione che fa uso dei buoni acquistati a prezzo scontato per comprare alcolici all’iper Le Mura, «senza che nessuno mi abbia fatto domande o creato problemi».

Secondo il consigliere regionale Alan Fabbri, che ha preannunciato interpellanze a Bologna come a Roma nel corso di una conferenza stampa all’hotel San Paolo affollata di simpatizzanti, ci sono diverse cose da chiarire: «Questi buoni dovrebbero essere nominativi, per impedire affari da centinaia di migliaia di euro. Inoltre non si dovrebbe poter comprare alcol, visto che servono per il vitto dei rifugiati. Non si capisce perché, poi, si possano spendere solo alla Coop con la quale evidentemente Camelot ha un rapporto di fiducia». Fabbri e Lodi hanno fatto l’esempio dei buoni pasto emessi dalla varie società specializzate, che possono essere spesi in tutte le strutture convenzionate. I leghisti chiedono «il ritiro immediato dei buoni» preannunciando l’intenzione di presentare il video e la documentazione raccolta in Questura, «questo è un vero racket. È responsabile la coop Camelot che dovrebbe vigilare affinché questi soldi pubblici vadano utilizzati per il loro fine, cioè i pasti ai richiedenti asilo».

Fabbri ha anche precisato che questa vicenda «non ha nulla a che vedere con l’inchiesta giudiziaria nei confronti dei dipendenti pubblici che hanno affidato le gare a Camelot» emersa in questi giorni, e che «l’oggetto della denuncia della Lega non sono i comportamenti dei richiedenti asilo, quanto il business che ci hanno costruito sopra e la mancanza di controllo da parte di Camelot sull’impiego di soldi pubblici».

Secondo l’indagine dei leghisti è «facilissimo» acquistare questi buoni scontati: basta presentarsi in zona Gad, in via IV novembre in particolare, o a San Giorgio, e avvicinare i richiedenti asilo. Lodi e Fabbri ipotizzano anche la presenza di un racket all’interno della stessa rete degli ospiti, cioè di un modo organizzato di raccogliere e vendere in maniera collettiva i tagliandi da 5 euro con alcuni “capi” a far da riferimento. Tutte ipotesi sulle quali dovranno eventualmente far luce le forze dell’ordine, in caso i leghisti presentino effettivamente un esposto come preannunciato.

Stefano Ciervo

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