L’integrazione del pallone. È la squadra dei profughi

I Buffalo Soldiers si allenano in via Arginone e giocano tra gli Amatori Uisp: «Ci trattavano come animali, vogliamo fare i calciatori e metter su famiglia qui»

FERRARA. Al campo di via Arginone si ritrova un paio di volte alla settimana una squadra di calcio speciale. Tutti giovani e di colore, sempre puntuali anche sotto il diluvio e con una carica di entusiasmo da far invidia; e quando fanno il “torello” non si può non notare che molti di loro danno decisamente del tu alla palla.

La rosa della squadra quasi al completo

Sono i Buffalo Soldiers, una squadra composta da soli richiedenti asilo ospiti in città, che partecipa al campionato provinciale amatori Uisp. Vengono al campo un po’ arrangiandosi con i mezzi, un po’ aiutati dagli operatori di Camelot, si buttano anima e corpo in diagonali, esercizi fisici e partitelle, poi nel weekend giocano i match “ufficiali” in giro per la provincia, confrontandosi sul campo con esperti ex giocatori dilettanti senza sfigurare, dicono i risultati. «Alla fine arrivano i complimenti dei dirigenti e dei giocatori avversari, tutti senza distinzione, per quello che stiamo facendo» racconta Alessandro Pallara, che dirige questo progetto nato qualche mese fa nell’ambito dello Sprar. E in effetti il pallone sembra proprio l’attività più riuscita dei programmi d’integrazione dei richiedenti asilo ferraresi, tanto che sta già raccogliendo diversi tentativi d’imitazione in giro per l’Italia basati anche sul progetto originale dei Liberi Nantes di Roma (Terza categoria romana).

L'allenamento dei Buffalo Soldiers

La rosa è composta da una ventina di elementi, «ma ce ne sarebbero anche di più pronti a impegnarsi» racconta l’allenatore Abubakar Traore, ideatore con Camelot del progetto. La media della rosa è 22 anni, gli ultimi dei quali passati a fuggire dal paese d’origine, in Africa, per tentare di raggiungere l’Italia con un sogno fisso: fare il calciatore. Ci punta molto, e potrebbe avere i numeri per riuscirci, il talentuoso Kaba Alpha Kabinet, longilineo trequartista di 19 anni, proveniente dal Mali: «Ho iniziato in una scuola calcio del mio paese, poi sono arrivato al Timbutku in serie B e in una squadra di Bamako, con la quale ho esordito nella Ligue A. Ma laggiù è tutto molto duro e pericoloso, così ho deciso di affrontare il viaggio. Ho lottato e creduto, ora voglio diventare calciatore qui anche se non sarà facile, lo so».

Abou Sangarè, 20 anni, ala, nato in Costa d'Avorio

E Traore annuisce. L’esplosiva ala Abou Sangarè, 20 anni, già 2 gol in campionato, giocava a calcio ad Abijan (Costa d’Avorio), prima di affrontare il viaggio attraverso la Libia: «Qui mi trovo bene, vorrei continuare a giocare». Parla anche di cose non di campo Patrick Kpan, ivoriano 19enne, «qui la gente ci tratta bene, vorrei fare carriera e metter su famiglia. Non come in Libia, gli arabi ci trattavano come animali». Le tensioni sull’accoglienza profughi di questi giorni non crescono sull’erbetta di via Arginone, soffice come una nuvola per questi ragazzi che tirano calci al pallone.

Stefano Ciervo

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