Omicidio Branchi, non parla l'anziano indagato per falsa testimonianza

Il fratello sulla tomba di Willy Branchi

In procura l'interrogatorio sul delitto di Goro: il 77enne si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ai giornalisti: "Io non conoscevo Willy, non mi interessa se è morto un ragazzo di 18 anni"

FERRARA - «Mi sono avvalso della facoltà di non rispondere. Perchè mi hanno convocato? Non lo so. Io Willy Branchi anche se abitavamo a Goro non lo conoscevo, e non mi interessa se è morto un ragazzo di 18 anni».


Esce dagli uffici della procura Carlo Selvatico, 77 anni, indagato per falsa testimonianza davanti al magistrato e puntualizza ciò che ha imparato a memoria, con al fianco il suo avvocato d’ufficio Enrico Sisini,  per dire che non sa nulla, prendendo le distanze dalla tragedia di Willy, seppur convocato dagli inquirenti che hanno riaperto l’omicidio di Willy Branchi, che vogliono capire perchè Selvatico a conoscenza di fatti, nomi e circostanze, prima abbia riferito tutto ciò che sapeva ad altri - che interrogati poi dagli inquirenti riferirono quanto appresso da Selvatico - e quindi ha negato tutto.


Il suo è il secondo nome iscritto tra gli indagati per aver reso «dichiarazioni false» sui fatti per cui era stato ascoltato solo come testimone. Stessa sua sorte per don Tiziano Bruscagin, parroco della comunità di Goro per 32 anni e oggi nel Padovano ma quando è stato sentito dalla Procura ferrarese, il sacerdote che prima ammise di sapere e poi ha sostenuto di non essere a conoscenza di fatti e nomi legati al delitto.


Le indagini che durano due anni di procura e carabinieri hanno fatto venire a galla l'attività di un giro di pedofili che adescavano ragazzini, anche di 15-16 anni, di famiglie umili, in cambio di soldi o vestiti. Sono state molte le persone convocate in questi mesi, in procura e nelle caserme dei carabinieri a Goro e Comacchio, perché ritenute a conoscenza di elementi che potrebbero permettere di arrivare alla verità.


Tra queste persone anche quelle cui Selvatico riferì circostanze, le incontrò sotto falso nome chiedendo aggiornamenti sull’inchiesta e intercettazioni in corso, perchè preoccupato di essere arrestato, ma poi ai magistrati che lo ascoltarono negò di aver detto cose e soprattutto di averli incontrati.