Carife, nulla davvero ‘risolto’ a un anno dal decreto

Vendita, rilancio e rimborsi: obiettivi quasi tutti da centrare

FERRARA. Domani ricorre il primo anniversario della risoluzione di Carife e delle altre tre banche del centro Italia, e c’è decisamente poco da festeggiare. Se nei momenti successivi ai provvedimenti di ministero e Bankitalia del 22 novembre si parlava di “banche salvate” a prezzo pesante ma sostenibile per i risparmiatori, a distanza di dodici mesi bisogna dire che il programma di risoluzione è stato completato solo in minima parte, mentre le prospettive per chi ruota attorno alla principale realtà economica del territorio (dipendenti, clienti, risparmiatori, imprese) restano incerte.

Cosa è stato fatto

. Come si ricorderà, l’obiettivo della risoluzione era isolare la parte “cattiva” di Carife, cioè i crediti in sofferenza, dalla parte “buona”, ovvero la struttura operativa, i dipendenti e crediti in bonis, inserendo quest’ultimo pacchetto in una nuova società (la Nuova Carife) per poterla vendere il prima possibile, dopo averla un po’ rianimata; le sofferenze sono invece finite nella bad bank e anche loro dovevano finire sul mercato, ricavando soldi per risarcire almeno in parte i finanziatori dell’intera operazione, cioè le principali banche nazionali. Ad imporre scadenze molto più ravvicinate rispetto ai due anni di tempo previsti dalla legge, era la Commissione europea, preoccupata di non distorcere la concorrenza sul mercato bancario attraverso la presenza di banche avvantaggiate dalla ‘pulizia’ e dai capitali freschi voluti da Bankitalia.

La bad bank è stata effettivamente costituita, e la vecchia Carife è in liquidazione coatta amministrativa come da copione, con tanto di filoni d’indagine giudiziaria su possibili condotte illecite tali da aver favorito la condizione d’insolvenza nella quale si è venuta a trovare la banca. Il presidente Roberto Nicastro aveva poi il compito di migliorare le condizioni operative di Nuova Carife e delle altre tre banche, per lanciare l’asta: i risultati della semestrale 2016 parlano di una stabilizzazione dei clienti e del patrimonio, ma di una perdita aggregata di 133,9 milioni (contro i 153 dei 40 giorni di fine 2015), con un patrimonio in flessione a quota 1.587 milioni di euro con un Cet1 rato a 9,88%.

Non era previsto dalla risoluzione, ma è subito diventato un impegno di politici e governo, il rimborso nei confronti degli obbligazionisti junior azzerati dalla risoluzione, 4.100 solo in Carife: in primavera è stato varato il decreto, che poggia su di una dotazione di 100 milioni di euro prelevato dal Fitd (quindi non dai contribuenti, ma dalle banche), eventualmente estendibile. Da settembre sono in erogazione i primi rimborsi all’80%. Il governo si era poi impegnato a varare un arbitrato ad hoc per chi poteva provare di essere truffato, e una moral suasion nei confronti degli acquirenti per garantire qualche forma di risarcimento (warrant, azioni) ai piccoli azionisti pure azzerati.

Cosa resta da fare

Il nocciolo della questione ruota attorno alla vendita di Nuova Carife e delle altre, che ancora non è stata fatta. Dopo aver messo in piedi un complicato sistema di offerte via via più vincolanti, ed essersi trovati al dunque con i poco graditi fondi d’investimento come unici interlocutori, Bankitalia ha in sostanza dato carta bianca a Nicastro per trovare un porto bancario sicuro. E se per le altre tre banche sembra avvicinarsi la soluzione-Ubi (prossima settimana decisiva), con ricavi comunque irrisori e a prezzo di ulteriori sacrifici a carico del Fitd, per Nuova Carife sta diventando ormai obbligatorio il passaggio per una nuova ricapitalizzazione (si parla di meno di 100 milioni) del Fondo, e di un nuovo periodo di stand-by in attesa che qualcuno (Cariparma, Bper?) si faccia finalmente avanti, magari per un pacchetto che contenga anche Caricesena e Carim. E sulla bad bank è calato il silenzio.

Solo una piccola quota di azzerati è stato finora rimborsato dal Fitd, e in mezzo a diversi dubbi sulle cointestazioni successive, ad esempio, che mettono a rischio mille bondisti Carife, o sulla tassazione dei rimborsi. Gli arbitrati? Si attendono ancora i decreti attuativi, quindi i risparmiatori non sanno se puntare su questi ultimi o sui rimborsi automatici (una procedura esclude l’altra). Quanto agli azionisti, 28mila a Ferrara, in assenza di un acquirente industriale ogni forma di “compensazione” delle perdite resta sulla carta.

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