Renzi ostile a un Franceschini premier

Ma se Matteo perderà un po’ la presa sul Pd per il ministro si apre uno scenario inedito. E Mattarella si fida di lui da sempre

FERRARA. Sergio Mattarella al Quirinale e Dario Franceschini a Palazzo Chigi sarebbe una combinazione politicamente perfetta. I due sono in sintonia da una vita. Già nel 1999 Mattarella, all’epoca vice premier nel governo D’Alema, sostenne Franceschini che correva per prendere la guida del Ppi. Quella volta a sbarrare la strada a Dario fu Pierluigi Castagnetti.

Adesso - ammesso che Franceschini ambisca a prendersi sulle spalle il governo e di conseguenza anche le sorti del Pd - lo scoglio sarebbe ancora più ingombrante. Un’ipotesi del genere sarebbe infatti totalmente sgradita a Renzi per almeno due motivi. Il primo è che Franceschini non è un renziano e quindi non è manovrabile a piacimento. Il secondo motivo è che l’ipotesi Franceschini fa a cazzotti con l’obiettivo di Renzi che è quello di andare il più velocemente possibile al voto.

I piani dell’attuale dimissionario premier salterebbero, in quanto Franceschini non accetterebbe mai di rischiare l’osso del collo solo per stare due-tre mesi a Palazzo Chigi. Il tempo gioca contro Renzi: un governo nuovo e senza scadenza a guida Franceschini rimescolerebbe le carte anche dentro il Pd; la sinistra di Bersani e Speranza avrebbe di nuovo un interlocutore affidabile e in queste condizioni anche un congresso del Pd da tenersi nel 2017 potrebbe far tramontare definitivamente l’astro Renzi, già offuscato dalla valanga di No.

Il punto è che se Renzi ha fretta di votare, il presidente della Repubblica Mattarella non è preso dalla stessa smania. Già ha messo un freno congelando le dimissioni del premier rimandandole a dopo il voto sulla legge di bilancio. Potrà metterne un altro a Renzi solo se dal Pd verranno indicazioni ostili al voto subito. Oggi si riunisce la direzione dei Democratici ed è prevedibile che lo scontro sarà proprio su quando andare a votare. Dove e come si collocherà Franceschini? Nella direzione Renzi ha i numeri dalla sua, ma non può concedersi troppi lussi, non quello di regalare Franceschini alla sinistra. In Parlamento la situazione è molto più variegata e soprattutto molto più soggetta a cambiamenti nel momento in cui tira aria di elezioni anticipate.

Se sul Pd la presa di Renzi non sarà più così ferrea si creerebbero le condizioni per un incarico a Franceschini, il cui legame con Mattarella dal 1999 a oggi si è rinsaldato. Se è stato eletto presidente della Repubblica un po’ del merito è sicuramente dell’amico Dario.

Ventidue mesi fa quando Napolitano lasciò il Quirinale, e la politica romana era alla ricerca del successore, fu il ferrarese Dario a presentare il siciliano Mattarella al fiorentino Renzi. I due - pur venendo dalla Dc -per ragioni anagrafiche non si erano mai incontrati. Il 31 gennaio 2015, pochi giorni dopo quell’incontro, Mattarella sarà eletto presidente, dando vita alla breve stagione del cosiddetto “metodo Mattarella”, che aveva consentito di ricompattare tutto il Pd. Renzi incassò il risultato, ma poi accantonò il metodo.

Mattarella ringraziò a modo suo Franceschini accettando l’invito del ministro dei Beni culturali di venire a Ferrara a inaugurare la mostra di De Chirico a Palazzo Diamanti il 13 novembre 2015.

L’arbitro Mattarella sa di poter contare su Dario, anche se non ci sarebbe nulla di amichevole nell’affibbiargli il governo dell’Italia.