Morì in ospedale, chiesto un risarcimento

Il Pronto soccorso dell'ospedale di Rovigo

Copparo, una donna di 71 anni perse la vita a pochi giorni dall’operazione. La vicenda in tribunale

COPPARO. Doveva essere un intervento di routine o poco più, quello secondo la ricostruzione dei familiari subito dalla deceduta, eseguito il 10 febbraio del 2011 in ospedale a Rovigo. Derna Vecchiattini, 71 anni, di Copparo, era stata sottoposta a un intervento reso necessario dall'artrite reumatoide della quale soffriva. Qualcosa nell'operazione andò storto, secondo quanto asserito nell'esposto presentato dall'avvocato dei familiari, Sheila Davi di Ferrara. Tanto che, sempre secondo questa ricostruzione dei fatti, Vecchiattini si spense pochi giorni dopo, il 14 febbraio, sempre in ospedale a Rovigo. Un esposto che ha dato avvio a una complessa vicenda giudiziaria. In primo luogo penale, dal momento che solo nel 2015, dopo complessi accertamenti passati anche per un incidente probatorio - ossia un accertamento medico legale aperto a tute le parti - il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rovigo aveva emesso un decreto di archiviazione dell'indagine, non ritenendo vi fossero elementi idonei a ipotizzare reati, nella condotta del personale medico dell'ospedale di Rovigo.

Era stata questa, sin dalla prima chiusura delle indagini preliminari, l'opinione anche della Procura, che per tre volte aveva domandato l'archiviazione, ma sempre aveva visto l'opposizione dei familiari. Sino ad arrivare, appunto, all'incidente probatorio e alla conseguenze archiviazione.

Ma la vicenda non è ancora chiusa, dal momento che nei giorni scorsi l'avvocato Davi di Ferrara ha presentato un ricorso al Tribunale civile di Rovigo, domandando un risarcimento per quella tragedia e chiedendo al giudice di essere ammessi a un accertamento tecnico preventivo. Si tratta di un istituto giuridico che vede il giudice civile nominare un proprio consulente che verifica gli atti e comunica poi la propria idea, sulla vicenda, al giudice. Quest'ultimo a quel punto formula una proposta alle parti. Se non viene accettata vi va a processo. Questo secondo passaggio è, comunque, di natura esclusivamente civile. Non si deve pensare che la precedente decisione della magistratura penale elimini la possibilità di un risarcimento. Tutt'altro. La vicenda, quindi, vivrà un secondo capitolo in Tribunale a Rovigo. Da parte sua, ricevuto il ricorso, la Ulss 5 Polesana ha nominato un proprio avvocato, Rossana Miotto, per seguire la vicenda, confidando di dimostrare la correttezza del comportamento del proprio personale.