Stop alle uscite da Carife Molto vicina quota 300

Dipendenti indecisi fino all’ultimo. «Mi sono visto in auto per tre ore, ho lasciato» Masi (Uilca) è «molto fiducioso». Bper: soluzioni per l’acquisto. E la Borsa brinda

Ieri a mezzanotte è suonato il gong per gli esuberi Carife e c’è chi racconta di cambiamenti di posizione dell’ultima ora da parte di diversi dipendenti, incerti fino all’ultimo su cosa fare. «Pensavo di restare, ma poi ho fatto qualche valutazione su carriera, soldi e qualità della vita, mi sono visto in auto per tre ore al giorno e ho deciso di uscire» è la “confessione” di un dipendente della Direzione, il settore più esposto a tagli e, dopo la preannunciata vendita a Bper, di trasferimento a Modena. Così il numero delle adesioni alle tre opzioni di uscita volontaria avrebbe superato le 280 unità, anche se sembrava difficile il raggiungimento di quota-300, punto di partenza per ogni mossa successiva. Prudenza e riservatezza sono d’obbligo da parte di azienda e sindacati, anche perché le richieste devono essere vagliate dalla direzione in modo da evitare eccessive scoperture di servizi o esodi massicci di clienti “attaccati” a personale in uscita, che rischierebbe di vanificare il tentativo di riallinerare costi e attivi con il drastico taglio dei primi. In ogni caso mancano ancora tre giorni alla verifica decisiva di lunedì 23 e c’è chi ipotizza la possibilità di arrotondare il numero dei volontari con gli ultimi indecisi, anche ai tempi supplementari. «Sono molto fiducioso sul buon esito della vicenda» è l’auspicio, e forse qualcosa di più, espresso da Massimo Masi, segretario generale Uilca, impegnato ieri nella conferenza di organizzazione a Roma.

Ospite in quella sede c’era Alessandro Vandelli, che per la prima volta si è sbilanciato direttamente sull’acquisizione. «Non mi nascondo più, stiamo cercando di capire se c’è una soluzione per Carife - ha detto l’amministratore delegato Bper - Siamo vicino al merito del confronto con il Fondo di risoluzione, ci troveremo a gestire una realtà che insiste sul nostro stesso territorio. Speriamo di accelerare, crediamo ci siano i presupposti per fare un’operazione positiva entro fine mese». Nelle sue dichiarazioni, come si vede, non ci sono riferimento all’ostacolo-esuberi, ma più che altro a questioni patrimoniali (si parla di una ricapitalizzazione Fitd di 100-150 milioni e una cessione di crediti deteriorati di 400 milioni); e del resto anche il presidente Roberto Nicastro ha confidato al Sole 24 Ore di attendere «l’adesione dei dipendenti alle offerte di uscita, anche grazie al costruttivo supporto dei sindacati. Poi si andrà a chiudere con l’acquirente». Sulla trattativa c’è addirittura il visto ufficiale di Bankitalia, «l’impegno dell’Unita’di Risoluzione si concentra ora nella chiusura delle trattative in corso con la Banca Popolare dell’Emilia Romagna per la cessione di Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara» si legge nella nota ufficiale sulle good bank. In Borsa, poi, il titolo Bper ha vissuto una giornata di rally, assieme per la verità a tutto il comparto delle banche popolari, chiudendo con un significativo +5,4%: gli analisti hanno attribuito la performance anche al consolidarsi delle indicazioni sulla possibile acquisizione di Carife, alle stesse condizioni dell’affare Ubi-good bank, giudicato all’unanimità molto positivo per l’istituto bergamasco.

L’accordo, con lo strumentario d’incentivi e prepensionamenti, è valido se si raggiunge quota-300, e si dà per scontato in questo caso anche il raggiungimento del successivo obiettivo, cioè quota-350. Una quarantina di dipendenti hanno infatti firmato un impegno ad accettare il prepensionamento a sette anni, possibile dopo il superamento del primo step, e c’è l’ipotesi di usare i part time come compensazione di eventuali mancate uscite rispetto a quota-300.

Stefano Ciervo

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