Le pecore fanno litigare: processo tra due pastori

Massimo Freddi, proprietario del gregge tosaerba di Ferrara, imputato di minacce. L’accusa un collega: «Mi puntò la pistola “bada alle tue bestie non alle mie”»

FERRARA. Anche i pastori di pecore sbagliano. Anche Massimo Freddi, il pastore più famoso a Ferrara e in mezza italia che guida il gregge “tosaerba” transumante dalla Val Sabbia del Bresciano fino a Ferrara o dove lo porta l’erba, sì lui, il pastore che rubò per settimane la ribalta delle cronache cittadine e non con il gregge nel Sottomura a brucare l’erba della città per far risparmiare le spese dello sfalcio al Comune, anche lui, ha sbagliato. O almeno è accusato di averlo fatto, minacciando un “collega”, un altro pastore del Bondenese, Alessandro Sechi di San Biagio, puntandogli una pistola contro, nel febbraio del 2015.

Il motivo del litigio? Nemmeno a dirlo, questioni di pecore. Di pascoli contesi o chissa cos’altro non ancora emerso al processo iniziato ieri mattina davanti al giudice Vartan Giacomelli e alla pm Elisa Bovi, mentre per il pastore Freddi non c’era il suo avvocato, nonostante lui avesse tentato a lungo di rintracciarlo. Così ieri mattina, con un avvocato d’ufficio al suo fianco, il pastore Freddi si è seduto per la prima volta nella sedia degli imputati. Vedendolo aggirarsi in tribunale (riconosciuto dalle tantissime foto in cui è stato ritratto al fianco di gregge e amministratori comunali) e leggendo il suo nome al ruolo d’udienza, subito su di lui si è concentrata l’attenzione di tutti. E tutti credevano fosse lì, davanti all’aula del tribunale per la famosa supermulta (10mila euro) che la Polizia municipale di Bondeno gli aveva messo in tasca per aver fatto attraversare il territorio al suo gregge di 800 pecore senza eseguire su tutto il bestiame il test della brucellosi (non vaccino ma prelievo di sangue) come richiesto dall’Usl e dalle norme veterinarie. «No, non si tratta di quello, abbiamo fatto ricorso lo discuteremo in maggio: qui si parla di un altro fatto», spiegava prima vago, e poi più arrabbiato: «Mi hanno accusato di minacce ad una persona, ma non è vero nulla».

Vero o non vero, ieri , davanti ai giudici è comparso il collega pastore che lo ha denunciato, Alessandro Sechi. Raccontando che la sera del 27 febbraio 2015 ricevette una telefonata che qualcuno con un camion si trovava nei pressi del suo ovile. Lui subito andò sul posto, siamo ad Ospitale di Bondeno, dove Freddi teneva le pecore. Era inverno allora come oggi: «Le pecore non hanno freddo, basta che abbiamo da mangiare» traquillizzava ieri Freddi, fuori dall’aula chi gli chiedeva se gli ovini non potessero soffrire il freddo anche in queste notti di gelo. Quella notte di febbraio 2015, l’altro pastore lo trovò sull’argine con il furgone e il rimorchio. Nacque un litigio, un alterco con parole forti tra i due: «”Tu ne devi andare a qui”, mi diceva Freddi», spiega Sechi al giudice, «e poi iniziò ad offendermi».

Quindi secondo Sechi, Freddi aprì la portiera del fuoristrada e da sotto il sedile prese una pistola, puntandola contro. Pistola che poi i carabinieri di Burana, chiamati quella notte da Sechi, troveranno nel fienile vicino alla casa dove Freddi abitava nel Bondenese per star vicino al gregge. «Omessa custodia», l’altro reato contestato, già cancellato con una oblazione (multa già pagata). Restano le minacce, e sullo sfondo i contrasti tra i pastori. Dice Sechi, che è sardo: «Mi diceva di andar via, parlava nel suo dialetto (bresciano), “vai via se no finisce male” e che dovevo star dietro le mie pecore non le sue». Prossima puntata del processo tra i pastori, il 16 marzo.

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