Sanità, la fuga di pazienti intasa anche il Veneto

Dopo lo stop alla piccola chirurgia al Sant'Anna, oltre mille ferraresi ricoverati ogni anno a Santa Maria Maddalena. Dal 2012 tagliati nella provincia estense 450 posti letto

FERRARA. Il paziente ferrarese rischia di diventare sempre più strabico. Con il trasloco dell’ospedale cittadino a Cona chi abita in centro storico deve percorrere 10 chilometri per raggiungere il Nuovo Sant’Anna mentre se punta l’auto verso nord alla stessa distanza trova una struttura sanitaria convenzionata che basa il 40% della sua attività, in buona parte di tipo chirurgico, proprio sul flusso dei ferraresi in cerca di prestazioni sanitarie che per vari motivi non riescono o non vogliono reperire a sud del Po.

Nel 2015 fece clamore il dato di 201mila prestazioni (riferite al 2013) fornite da case di cura, ospedali e ambulatori del Veneto a pazienti provenienti dalla provincia estense. Oggi le cronache cittadine rilanciano la notizia del rinvio degli interventi chirurgici programmabili annunciato dall’azienda Sant’Anna a causa dell’eccessivo afflusso congiunturale di ricoveri legato al picco dell’epidemia influenzale. Ma tra i motivi dell’overbooking c’è anche la riorganizzazione della rete provinciale dei posti letto, calati di circa 450 unità in pochi anni, dai 1807 del gennaio 2012 ai 1363 dichiarati nell’ultima Conferenza socio-sanitaria territoriale, lunedì 30 gennaio. In provincia, e in Emilia Romagna, si è corsi ai ripari negli ultimi due anni per la specialistica ambulatoriale grazie al programma straordinario finanziato dalla Regione che ha consentito di accorciare in modo significativo i tempi di attesa.

La stessa cosa, pur indicata tra le priorità a carico del sistema sanitario locale, non è avvenuta per gli interventi chirurgici, attività che, dall’anno del trasloco, non è più riuscita a riprendere il passo, fino all’overbooking degli ultimi giorni. «Dobbiamo ammettere che l’emergenza ricoveri si è fatta sentire anche qua nel Veneto: in questo periodo anche i nostri posti letto sono saturi - spiega Vittorio Morello, amministratore della struttura sanitaria veneta, più volte indicata come “spina nel fianco” della sanità estense e forte di oltre 1000 ricoveri e 8mila accessi/anno da Ferrara - Dalla vostra provincia in effetti stiamo ricevendo numerose chiamate ma non so quante richieste riusciremo a soddisfare». I pazienti ferraresi si rivolgono oltre Po in particolare per la chirurgia protesica (anca e ginocchio), della mano, della colonna vertebrale e per alcune tipologie di interventi ambulatoriali (cateratte, ernie, artroscopie), precisa Morello.

La struttura rodigina però non è l’unica a richiamare pazienti da Ferrara. Da anni il flusso verso il Veneto è finito sotto osservazione sia in provincia che in regione. In passato erano stati fissati tetti di prestazioni oltre i quali non erano previsti rimborsi da parte dell’Emilia Romagna. Attualmente limiti coperti da risorse regionali sono previsti per gli interventi routinari mentre non sono indicate soglie invalicabili per l’attività ad alta complessità. (gi.ca.)