Ferrara, lo smog riempie ospedali e incrementa la mortalità

Emergenza polveri, De Togni (Asl): provata la correlazione con i guai alla salute Ogni 10 microgrammi in più i decessi salgono dello 0,5% e i ricoveri del 3%

FERRARA. Lo smog alle stelle di queste settimane in città è ormai un serio problema sanitario, con incidenza diretta sulla salute dei ferraresi e pure sulle loro tasche, visti gli effetti in termini di ricoveri ospedalieri e quindi di maggiori spese. Quanto aveva affermato, per la prima volta in maniera così diretta, il direttore generale del Sant’Anna, Tiziano Carradori, sullo smog come uno dei tre fattori che hanno fatto esplodere i ricoveri intasando l’ospedale, trova conferma negli studi epidemiologici.

«Abbiamo osservato un effetto diretto dell’aumento delle polveri sottili e soprattutto del biossido di azoto, sia sulla mortalità che sui ricoveri per malattie cardiovascolari e respiratorie» ricorda Aldo De Togni, epidemiologo dell’Asl, che da molti anni si occupa della correlazione tra smog e salute. Il riferimento è ad uno studio del 2013 su venti città italiane, tra le quali Ferrara: l’Arpa fornì i dati ambientali del periodo tra il 2006 al 2010, quello più pesante dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico, l’Asl i dati sanitari e un gruppo di lavoro nazionale li ha messi a confronto con metodologie scientifiche. Il risultato è la conferma che il giorno stesso del picco inquinante, e nelle 24 ore successive, si registra un aumento della mortalità e dei ricoveri.

L’aumento di 10 microgrammi di polveri sottili, nello specifico, porta con sè la crescita dello 0,5% della mortalità, che proiettato sulla città di Ferrara significa mediamente 3 morti in più all’anno. Dinamica simile, e anche più accentuata, per quanto riguarda il particolato ultrafine, che arriva ad incrementare dell’1% la mortalità; e ancora di più per il biossido di azoto, «quest’ultima è una dinamica spiccata in particolare per Ferrara, rispetto alle altre città» annota De Togni. Gli NOx sono diretta emissione del traffico veicolare e della combustione, mentre le ultrafini sono considerate un inquinante secondario, che si forma in atmosfera dalle trasformazioni di altri elementi.

Per quanto riguarda i ricoveri, invece, ogni aumento di 10 microgrammi di polveri e ossidi di azoto causa un incremento del 3% di occupazione dei letti ospedalieri. «A Ferrara non si coglie una grande incidenza del particolato, mentre si conferma molto alto l’impatto degli ossidi di azoto» sottolinea l’epidemiologo Asl.

Per questo le autorità sanitarie hanno tenuto sotto stretta osservazione i dati dell’inquinamento dei giorni scorsi, che hanno visto ripetuti e continui sforamenti di polveri sottili «che hanno mostrato un’elevata prevalenza di particolato ultrafine» annota con preoccupazione De Togni, mentre il biossido di azoto è rimasto ampiamente al di sotto dei limiti, che sono fissati a 200 microgrammi. «Stiamo alimentando con traffico e riscaldamento l’inquinamento in una specie di camera chiusa, senza valvola d’uscita, e quindi queste sostanze finiscono nei nostri polmoni - è il ragionamento dell’epidemiologo - Le condizioni meteo dei giorni scorsi, con l’inversione termica che ha portato la temperatura al suolo a livelli più bassi che negli strati superiori, hanno favorito la creazione di una cappa di smog, che per fortuna si sta diradando in queste ore. Ma è chiaro che le misure emergenziali prese dai sindaci e dalla Regione, nei confronti di traffico veicolare e riscaldamento domestico, vanno nella direzione giusta per la tutela della salute».

È il caso di ricordare che uno studio Arpae evidenziava come il traffico a Ferrara fosse di gran lunga il maggior produttore di smog, a causa anche della vicinanza con l’A13.

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