Capa, i creditori sono mille: confermato il fallimento

Agricoltura. La coop di Vigarano con 1.500 soci dal giudice il 5 aprile per la prima udienza. La Corte d’appello rigetta il ricorso anti-crac: concordato pieno d’incertezze

VIGARANO MAINARDA. Sono circa mille i creditori che si hanno presentato domanda d'insinuazione nel fallimento Capa Ferrara, il colosso dei servizi agricoli crollato sotto un passivo di oltre 25 milioni, di cui 9 di agricoltori (il resto sono fornitori e banche). Lunedì scorso (6 marzo) è scaduto il termine utile per prendere parte all'udienza del 5 aprile, di fronte al giudice Anna Ghedini, c'è ancora la possibilità d'insinuazione ma chi vorrà ricorrervi dovrà ora farlo attraverso un legale. Lo scontro acceso attorno a questa vicenda, che riguarda direttamente 1.500 soci, s'intravvede anche nella contesa legale sulla bocciatura da parte del tribunale di Ferrara della proposta di concordato della Capa, attiva in particolare con gli impianti di Vigarano, con conseguente sentenza di fallimento emessa il 15 novembre 2016.


La sentenza del tribunale ferrarese è stata infatti confermata dalla Corte d'appello di Bologna, che ha rigettato il 17 febbraio scorso la richiesta degli ex amministratori Capa, sostenuti dalla Società italiana sementi, dal Consorzio Agrario dell'Emilia e da 64 soci, di revocare il fallimento, aggiungendoci pure ulteriori motivazioni. La proposta di concordato prevedeva la continuità aziendale limitatamente allo stabilimento di trasformazione di cereali di Vigarano, la liquidazione di tutti i cespiti dell'attivo sulla base di un piano quinquennale 2016-2021, il pagamento integrale delle spese in prededuzione e dei creditori con privilegio degli agricoltori, dei dipendenti, degli artigiani e dei lavoratori autonomi, di fisco e previdenza, e il pagamento parziale dei soci privilegiati, artigiani e coop agricole, oltre che dei chirografari. Il tutto sulla base di una proposta di acquisto degli impianti da parte della Sis per 3,5 milioni. La proposta era stata bocciata dal tribunale perché, tra le altre motivazioni, il piano finanziario era considerato troppo generico e si prevedeva la liquidazione di tutti i cespiti aziendali, compreso l'immobile strumentale all'attività aziendale, non veniva attivata una procedura competitiva per trovare un'alternativa all'offerta Sis, e inoltre la perdita di 341.307 euro del periodo 31 maggio-30 settembre 2016 era poco incoraggiante nella prospettiva di una continuità aziendale.


La Corte d'Appello ha sostanzialmente confermato questi rilievi, aggiungendone altri: l'immobile di Scortichino, danneggiato dal terremoto 2012, veniva definito «inservibile» mentre il piano di concordato ne prevedeva la vendita per 382mila euro, mentre non c'era nessuna previsione sulla sorte dei contratti pendenti, compresi quelli di lavoro subordinato, che avrebbero dovuto servire alla prosecuzione dell'impresa, e nessun accenno alle conseguenze economiche dei licenziamenti. Considerate «condivisibili» le critiche della curatela alla «apparente inconciliabilità» tra i contratti stipulati tra Capa e Cae che «da un lato dovrebbero assicurare i ricavi derivanti dalla prosecuzione dell'attività produttiva prospettati da Capa Ferrara e, dall'altro lato, richiedono l'utilizzo da parte del Cae di immobili destinati alla cessione a terzi». I richiedenti sono stati condannati in solido a rifondere le spese legali per 30mila euro complessivi.
L’attivo del fallimento comprende gli immobili strumentali di Vigarano, Scortichino e Felonica (Mn), che sono stati valutati 5.6 milojni, e attualmente lavorano per stoccaggi di Cop Emilia e Capa Cologna, con possibilità di proseguire l’attività anche grazie ad interessamenti di fuori ragioni.
Stefano Ciervo
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