«Carife, danni per 500 milioni» E Nicastro chiede una superperizia

Nei nuovi conteggi anche centinaia di milioni di crediti deteriorati, soldi ai “grandi clienti” mai rientrati L’azione contro i 33 ex amministratori ha sviluppi anche nel penale per bancarotta per dissipazione 

FERRARA. Hanno rifatto calcoli, quantificato danni, rivisto alla moviola possibili ragioni del dissesto, conteggiato le centinaia di milioni di euro di crediti deteriorati (soldi prestati e mai rientrati) in operazioni anticommerciali decise facendo «un uso sconsiderato dell’attività creditizia», per dirla con le parole del procuratore generale di Bologna, Ignazio De Francisci, che un mese e mezzo fa all’inaugurazione dell’anno giudiziario aveva puntato il dito contro chi ha (avrebbe) mal gestito vecchia Carife fino al suo commissariamento.

Per questo motivo, consulenti e legali di Nuova Carife, presieduta da Roberto Nicastro, hanno presentato al Tribunale delle imprese una nuova perizia di parte in cui avanzano la richiesta danni per mezzo miliardo di euro.

Aumentando la cifra finora conosciuta, fissata nella azione di responsabilità che risale al luglio 2015, quando per 31 ex amministratori, gli ex vertici, membri cda di Vecchia Carife, dal 2006 al 2013, e le società di revisione, i commissari di allora (Blandini e Capitanio) conteggiarono danni per 309 milioni, poi autolimitati (il famoso sconto) a 100 milioni per ragioni di opportunità di recupero.

Da allora ad oggi, però, tante cose sono cambiate. Nel frattempo vecchia Carife ha fatto crac: prima risoluzione del Salvabanche, poi liquidazione coatta e quindi dichiarazione di insolvenza con tutto ciò che ne consegue: anche dal punto di vista penale visto che, ricordiamo, la procura retta da Bruno Cherchi ha aperto da questa estate un nuovo fascicolo sul dissesto vecchia Carife 2006-2013, con oltre una quarantina di indagati per bancarotta dissipativa (sperperi) e per distrazione (dirottamento di risorse): «i grandi clienti che non hanno onorato i loro debiti causando la distruzione della banca», per ridirlo con le parole di De Francisci.

Aggiornando dunque la situazione giudiziaria al Tribunale delle imprese, dopo il conteggio aumentato a mezzo miliardo, la richiesta di Nuova Carife di condannare gli ex amministratori resta bloccata alla cifra di 100 milioni, per le stesse opportunità ed efficacia già decise nella prima richiesta. Il nuovo conteggio danni da parte di Nuova Carife dovrà essere tuttavia confermato o bocciato dal giudice Daria Sbariscia ed è per questo motivo che i legali di Roberto Nicastro hanno chiesto una superperizia (una consulenza tecnica d’ufficio) per valutare ragioni e numeri del dissesto di Carife. Il giudice Sbariscia, però, dall’ultima udienza del 2 febbraio non ha ancora sciolto la “riserva” sulla decisione, attesa dai legali di Nuova Carife e dei 33 ex amministratori e revisori. Decisione che sarà determinante, pur indirettamente, per capire cause del crac e indicarne i corresponsabili. Che, come riportato da tempo, sono già finiti nel fascicolo penale del crac: nel ruolo di indagati compaiono più o meno i 33 ex amministratori e anche i «grandi clienti», imprenditori e imprese di Ferrara e di tutta Italia. Per conoscerli non si dovrà attendere tanto.