«Nessun dolo, mai favorito il mio interesse personale»

L'ex presidente della Provincia di Ferrara, Zappaterra, dopo la condanna: sono amareggiata

FERRARA. «Le sentenze si rispettano, ma non nego di essere delusa e amareggiata». L’ex presidente della Provincia Marcella Zappaterra, oggi consigliera regionale Pd, si rammarica «innanzitutto per aver saputo della sentenza dalla stampa (la Corte non ha avuto lo scrupolo di notificare il provvedimento né al mio legale né a me direttamente) e soprattutto perché ancora non riesco a capire concretamente dove ho sbagliato». Zappaterra, ricorda che «la Corte ha ritenuto che la nomina sia stata effettuata in conformità al principio costituzionale di buon andamento, che il curriculum dell’incaricata fosse compatibile con le funzioni e che la laurea non fosse indispensabile».

A essere contestato infatti è l’aspetto legato al danno erariale, in particolare il compenso accessorio, «ma di tale contestazione - lamenta Zappaterra - non viene data motivazione adeguata. Si fa riferimento al fatto che in qualità di Presidente avrei dovuto fare un’istruttoria più rigorosa sul compenso quando invece la normativa non prevede alcuna istruttoria da parte del Presidente, se non sul profilo della qualificazione professionale sul quale la stessa Corte ha chiarito l’adeguatezza. Non saprei proprio a quali altri soggetti avrei dovuto chiedere pareri, oltre a quelli coinvolti, per meglio definire l’istruttoria tenuto conto che anche le consulenze esterne degli enti a volte sono motivo di contenzioso con la Corte dei Conti».


Per questo la sentenza della Corte dei Conti di Roma, prosegue la consigliera, «è difficile da digerire e pone una questione di fondo che riguarda il confine tra la responsabilità politica e quella tecnica. Se l’interpretazione che passa è che debbano essere sullo stesso piano mi chiedo perché lo Stato continui a imporre agli enti locali figure come quella dei segretari comunali (solo per fare un esempio), sostanziosamente pagate per garantire la legittimità degli atti». Almeno, conclude «è chiaro che non c’è stato dolo, non ho favorito un mio interesse personale e tantomeno ho abusato dei miei poteri. Sono anche certa che non mi abbiano intestato polizze assicurative, giusto per dare al Movimento 5 Stelle che non ha certamente letto la sentenza, la dimensione del problema. Non mi consola, ma almeno non vengono messe in discussione la serietà e l’onestà con le quali ho sempre agito».