«Rifiuti, vietare le coltivazioni» 

Bulzoni (Amici terra) invia una diffida al sindaco per le ex discariche

Il Comune racconterà della bonifica dei siti inquinati ferraresi domani, in una conferenza stampa molto attesa dopo le rivelazioni dell’ex pentito di camorra, Nunzio Perrella, ma intanto gli Amici della terra incalzano. È di ieri l’ennesimo atto di Stefano Bulzoni, l’animatori di innumerevoli iniziative sul tema discariche e in particolare su Ca’ Leona, al centro delle rivelazioni di Perrella, che ha reitarato la «diffida a carico del sindaco, depositata oggi (ieri, ndr) al protocollo generale e avente ad oggetto le coltivazioni in area di discarica». Secondo Bulzoni, che porta a testimonianza il verbale della conferenza dei servizi del 27 ottobre 2004, è stata esclusa dal piano di caratterizzazione (e quindi dalla successiva bonifica) un’area di 35 ettari che riguardava la vecchia discarica, in esercizio dagli 1970 alla seconda metà degli anni ’80. «La stessa vecchia discarica dopo il seppellimento dei rifiuti è tornata agli usi agricoli» a soia fino al 2015 e attualmente grano, afferma Bulzoni, che sottolinea «il silenzio del sindaco alle numerose istanza inoltrate dal 2009 al 2012», riguardanti una decina di altre ex discariche in tutto il territorio comunale. Secondo gli Amici della terra a Ca’ Leona nel corso del lungo periodo di attività sono stati seppelliti «milioni di metri cubi di rifiuti tossici e nocivi (vedi bilanci Amiu)», che il Comune avrebbe «comprato dalle industrie chimiche, compresa la nostra Solvay e quella di Rosignano, dall’ospedale e dai cimiteri». Nella diffida si sottolinea un aspetto cui lo stesso Alessandro Bratti, ex assessore e attuale presidente della Commissione bicamerale rifiuti, aveva fatto cenno, e cioè che «Ca’ Leona è stata adibita a discarica comunale dal 1970, ovvero prima dell’entrata in vigore dl Dpr 915/82 e della deliberazione 27 luglio 1984, e pertanto si ritiene che suddetta discarica non sia stata gestita secondo i criteri restrittivi di tutela dell’ambiente e della salute». La diffida, quindi, “invita” Tagliani «entro e non oltre 30 giorni» a interdire agli usi agroalimentari l’adea non caratterizzata della discarica, oltre alle altre identificate negli esposti.