«Giù le mani dalla busta paga» 

Diffida dai dipendenti Nuova Carife al presidente Nicastro: non toccare quelle voci o sarà sciopero

FERRARA. «Giù le mani dagli stipendi dei dipendenti». E’ l’avviso di “mobilitazione”, che potrebbe anche sfociare in uno sciopero, inviato ieri dall’assemblea del personale di Nuova Carife riunito al cinema Apollo. Il destinatario del messaggio è il presidente dell’istituto, Roberto Nicastro. Una levata di scudi contro la scelta unilaterale dell’azienda intenzionata a non conteggiare più in busta paga, da domani, alcune «voci fisse che non sono nè premi nè privilegi», sottolineano i sindacati, «e che alcuni dipendenti percepiscono anche da 20-30 anni» con importi che vanno da mille a più di 8mila euro l’anno. «Somme previste da vecchi accordi sindacali che avevano come riferimento l’Associazione delle Casse di Risparmio (Acri) ai quali rimandava il contratto integrativo della vecchia Carife - spiegano Nicola Cavallini (Fisac-Cgil), Luca Dalprato (First Cisl) e Antonella Losenno (Uilcam) - ma che noi riteniamo non siano da considerare parte integrante del contratto integrativo già disdettato dall’azienda mentre Nuova Carife vuole azzerarle assieme all’integrativo».
Da qui la contesa che ha già portato alla presentazione di circa 400 diffide personali con le quali si intima alla presidenza di non toccare quelle somme, «parti della retribuzione di impiegati, non dirigenti, su cui molte famiglie contano per gli impegni finanziari assunti grazie anche a quei trattamenti economici», osservano i sindacalisti. Sono circa 600 i lavoratori che li percepiscono sugli 840 oggi in organico, che scenderanno a circa 500 con l’attivazione delle uscite volontarie (334), passaggio preliminare per la vendita di Nuova Carife alla modenese Bper. Il sospetto di sindacati e dipendenti è che Nicastro voglia consegnare a Bper, oltre che una banca alleggerita di personale (obiettivo già raggiunto), un personale pesantemente alleggerito nella busta paga già falcidiata da 20 giornate di solidarietà all’anno» in vista del “closing” che arriverà nei prossimi mesi. «È l’ennesima disparità di trattamento rispetto alle tre banche che saranno acquisite da Ubi. Qualcuno in platea oggi ha prefigurato per Ferrara un nuovo periodo di lacrime e sangue», commentano i sindacalisti. In ballo c’è anche la revisione dell’accordo sull’assicurazione sanitaria.