«Mi ha fatto sdraiare a terra e mi ha puntato il fucile» 

L’agghiacciante racconto della guardia giurata assalita nella notte. «Ho pensato di non reagire, se lo avessi fatto sarei forse morto o ferito»

«Chi mi ha sparato ha agito come un “Rambo”: è uno del mestiere». Sono le prime parole che l’agente della Securpol pronuncia verso le 14 di ieri, dopo l’aggressione subita davanti al chioso del piadinaro, a Consandolo.
L’uomo, 56 anni, è appena uscito dalla caserma dei carabinieri di Argenta dove ha raccontato quanto gli è capitato. È tornato a casa e lì lo abbiamo incontrato. La moglie ci accoglie gentilmente in casa e chiede di poter mantenere l’anonimato «perchè - dice - non si sa mai». L’uomo intanto controlla se, oltre al collo ferito, qualche pallino ha colpito il suo giubbotto di servizio. «Quando ho ricevuto la chiamata - inizia il racconto il 56enne -, sono arrivato sul posto con direzione Portomaggiore-Consandolo ed ho parcheggiato l’auto di traverso, davanti al chiosco. Sono sceso e con la pistola in pugno, ho fatto il controllo che ci viene richiesto dal cliente: era tutto in ordine anche davanti al piazzale della stazione. Stavo per risalire in macchina quando da dietro, dalla strada, qualcuno mi ha sparato probabilmente con un fucile da caccia penso un calibro 12. Non so se fosse un automatico (tre colpi; ndr) o un due colpi; ndr). La rosata dei pallini mi è passata vicino (indica il braccio; ndr) e ha preso contro il vetro e la carrozzeria, poi ho sentito come un pizzicotto al collo. Puntando il fucile mi ha detto di stendermi in terra e di non reagire e così ho fatto». «Per tutto il tempo che è rimasto lì - continua - e mentre parlava in italiano o al telefono o ad una ricetrasmittente con qualcuno, mi ha tenuto la canna del fucile sempre puntata alla testa. “Non ti muovere e non guardarmi e getta la pistola” mi ha ripetuto. Così ho fatto. Presa la mia automatica, si è allontanato verso la campagna». Come era? «Un armadio, alto 1.80 forse più. Mimetizzato, insomma sembrava un Rambo, una persona sicura che non ha niente da perdere e se solo io avessi reagito m’avrebbe fatto del male: di questo sono sicuro». Il racconto dell’agente è stato fatto in presenza della moglie che in più occasioni gli dice: «L’importante è che tu abbia fatto per bene il lavoro che ti richiede la Securpol e inoltre, che sei tornato a casa». Un’ora dopo, marito e moglie nell’andare a Ferrara al comando della Securpol, si sono fermati dal piadinaro perché, tornando a casa dopo la deposizione, non avevano ancora mangiato e quindi, proprio lì, dove nella notte c’è stato l’assalto, hanno consumato con gusto una piadina.
Giorgio Carnaroli