L'omicidio di Budrio: la foto di "Igor" il russo sulle auto delle forze dell'ordine

Igor il "russo" quado fu arrestato sette anni fa

L'ipotesi investigativa è che la pistola sottratta alla guardia giurata di Consandolo sia stata usata per uccidere sabato sera il barista che ha reagito alla rapina

BOLOGNA. Sui cruscotti di tutte le auto delle forze dell'ordine c'è anche la foto di un sospettato (gli inquirenti hanno una lista con vari nomi di sospettabili e - dicono - non ce n'è uno prevalente) per l'omicidio di Davide Fabbri, il barista di 52 anni ucciso sabato sera a Riccardina di Budrio, nel Bolognese, con un colpo di pistola. Si tratta di un ex militare dell'Est Europa, Igor Vaclavic, 40anni, detto il "russo", già ricercato dalla procura di Ferrara per alcune rapine commesse con modalità violente nella provincia ferrarese. Era stato inoltre arrestato in passato, nel 2010, per una serie di rapine eseguite usando un'accetta nell'argentano. Colpi che avevano innescato un'ondata di paura tra gli abitanti di quella zona della provincia. Per ora il coinvolgimento di Igor il "russo" resta comunque un'ipotesi: gli inquirendi stanno cercando di capire se può essere la stessa persona che ha assassinato il barista con una pistola 9x21 rapinata la sera del 29 marzo a Consandolo (Ferrara) ad una guardia giurata, dopo aver sparato alcuni colpi col fucile che aveva anche sabato, quando  entrato nel bar di Budrio per rapinare il titolare. Ci sono poi testimonianze di cittadini che nei giorni scorsi hanno notato una persona con un fucile a tracolla e un giubbotto militare, che girava in bicicletta nelle zone di pianura al confine tra le province di Bologna e Ferrara. Qualcuno aveva pensato ad un cacciatore, ma ora non si esclude che possa essere il killer.

BUDRIO (BOLOGNA). Ha sparato prima col fucile, per far capire che non scherzava e che voleva i soldi. Poi, quando il barista ha cercato di resistergli, lo ha ucciso con un colpo di pistola, probabilmente la stessa arma rubata a una guardia giurata a Consandolo, alcune notti fa. Poi è fuggito.
Il killer che l’altra sera ha assassinato Davide Fabbri, 52 anni, nel suo bar a Budrio (Bo), durante una rapina, portando con sé un arsenale, era un criminale spietato e molto pericoloso. Lo dimostrano il suo comportamento, la freddezza e la determinazione, le movenze da uomo addestrato all'uso delle armi e alla gestione di situazioni difficili. Il delitto del bar tabaccheria Gallo della frazione Riccardina, sulla strada tra Budrio a Mezzolara, campagna bolognese, porta con sé un carico di paura che passerà solo se il bandito sarà catturato. Descritto come uomo corpulento e non troppo alto, con una tuta mimetica da cacciatore, un cappello floscio sulla testa e un passamontagna,

Il rapinatore è entrato sabato verso le 21.30 nel locale che la famiglia Fabbri gestisce da decenni. Tra le mani una doppietta da caccia. Nel locale, a quell'ora, c'erano un paio di avventori. L'uomo con fare sbrigativo prima ha sparato un colpo a terra per chiarire le intenzioni, quindi ha urlato: «Dammi la cassa». I testimoni, compresa Maria, la moglie della vittima, non sono stati in grado di capire se l'accento fosse italiano o straniero, anche se i sospetti, per alcuni dettagli, sembrano portare all'Est europeo. I pallini da caccia rimbalzano, uno di questi sfiora, procurandogli una sorta di graffio, uno dei clienti. Il bandito costringe Davide Fabbri ad andare nel retrobottega. Vuole l'incasso, il barista resiste. Nella colluttazione sembra avere la meglio, gli strappa il fucile. Parte un secondo colpo. Fabbri usa il fucile come clava. Ma l'uomo che ha di fronte ha in tasca un'altra arma, una pistola. E che è disposto a tutto. La estrae dalla tasca e gli spara al cuore, da qualche centimetro: Davide Fabbri muore all'istante. L'assassino esce, con la pistola punta anche la moglie («Non ho visto alcuna pietà per noi nei suoi occhi», dirà più tardi la donna, invocando giustizia), ma non le spara. Esce dal locale.

Dopo qualche istante, con freddezza e calma criminale, rientra e si riprende pure il fucile rimasto per terra. Nel sangue. Fuori, più tardi, i carabinieri troveranno una traccia ematica. La speranza è che sia sua, che non sia il sangue di Fabbri, colato dal fucile o dalle mani del suo boia. Sarebbe una prova schiacciante. L'uomo fugge: secondo alcuni a piedi, un'altra fonte indica l'uso di una bici. Nessuno vede se c'era qualcuno ad aspettarlo, magari in auto, per la fuga. Mentre il paese piomba nella disperazione, comincia la caccia all' uomo. In volo si leva anche un elicottero dell'esercito specializzato nello stanare dall'alto «nemici», anche se rintanati in un casolare. Si scandaglia il fiume Idice, nel caso il delinquente abbia gettato le armi nelle acque che attraversano Riccardina. Arriva il Ris dell'Arma, il pm di turno Marco Forte, i vigili del fuoco. Si repertano i proiettili, i bossoli. Si cercano appigli per dare un nome e un volto all'uomo in fuga. Spunta un'ipotesi: la tuta mimetica, le fattezze, la doppietta fanno pensare subito al colpo compiuto la sera tra il 29 e il 30 marzo a Consandolo. Un bandito molto simile al killer sparò alla Fiat Panda di una guardia giurata della Securpol per poi farlo sdraiare e strappargli la pistola, una Smith&Wesson argentata e semiautomatica.

Un'arma «argentata» e molto simile è quella che ha ucciso il barista budriese, dicono i testimoni. I militari che indagavano su quell'inquietante rapina di una pistola ora collegano i due delitti e hanno un'idea precisa. Quel bandito potrebbe venire effettivamente dall'Est. Nel Ferrarese lo stanno ricercando da giorni per l’aggressione di Consandolo. Ora è sospettato di omicidio.