Il metanodotto fa scoprire un emporio di età romana 

In Valle Pega un nuovo ritrovamento archeologico durante i lavori. Dallo scavo per la tubazione spuntano le fondamenta di un insediamento

Emporio di età romana a Comacchio

COMACCHIO. Ancora un eccezionale ritrovamento archeologico in Valle Pega, lungo la strada Fiume. Durante i lavori di posa in opera delle condotte del metadonodotto, eseguiti da alcune ditte subappaltatrici per conto di Snam spa, è venuto alla luce un nuovo, straordinario tracciato, con ogni probabilità di epoca romana che, per forma e piani rinvenuti, lascia ipotizzare che si trattasse di un vecchio, imponente magazzino/emporio commerciale. Non si sbilancia l'archeologo Giovanni Rivaroli, responsabile dello scavo archeologico concomitante ai lavori di posa delle condotte del gas, caldeggiando tuttavia l'ipotesi che le fondamenta emerse siano «pertinenti con un insediamento commerciale e non residenziale. Ciò chè è sorprendente - ha aggiunto Rivaroli - è la presenza di ciottoli fluviali, probabilmente di torrente e dunque di zone montuose, non simili a costruzioni di epoca romana di questa zona».

Al momento lo scavo archeologico interessa una superficie di 25 x 30 metri quadri, ma le ricognizioni nel terreno proseguiranno ancora per un paio di settimane e nel frattempo potrebbero emergere altri interessanti elementi, degni di approfondimento. Il tracciato di ciottoli antichi è caratterizzato anche dalla presenza di frammenti più o meno grandi di lastre in pietra e detriti. «Siamo sul finire delle indagini - ha sottolineato Rivaroli -, ed abbiamo raccolto dati, che saranno messi a disposizione del territorio, andando a costituire un nuovo tassello per la conoscenza archeologica di questa zona. Lo scavo non rimarrà aperto, ma sarà la Soprintendenza con indagini post-scavo a ricostruire la storia della nuova scoperta». Snam spa ha finanziato lo scavo archeologico, peraltro sempre previsto per legge quando vengono eseguite opere in aree ad alto rischio archeologico, come del resto lo è Valle Pega. A breve distanza infatti sorge il ben noto sito archeologico di Santa Maria in Padovetere, dove nell'autunno del 2014 il funzionario archeologo della Soprintendenza Mario Cesarano, ha portato alla luce, insieme al suo team, una nave lignea tardo romana ad assi cucite, destinata tra il V ed il VI sec. d.C. alle rotte commerciali lungo l'antico alveo del Po.

Il sito racchiude anche una pieve paleocristiana del VI sec d.C. A confermare l'importante nuova scoperta archeologica è Sara Campagnari, funzionaria archeologa della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Peasaggio, la quale rileva come «le strutture murarie probabilmente sono collegate alle aree vincolate adiacenti. Sono emerse diverse fasi costruttive di epoca romana con una stratigrafia che si assottiglia. Siamo orientati ad ipotizzare che si trattasse di un magazzino, ma ne sapremo di più a scavo terminato». L'area è vicinissima al Baro Zavelea, dove il team dell'archeologo Mario Cesarano due anni fa ha fatto emergere un basamento di due tonnellate con fregi e decori romani, ora restaurato ed in mostra nel Museo Delta Antico. «Valle Pega è una zona nodale per l'archeologia del territorio - ha concluso Sara Campagnari - e la litografia gioca un ruolo importante in quell'area». Il tubo del metanodotto posato lungo il tracciato archeologico non interferisce con il recupero della storia antica del sito.
Katia Romagnoli