«Rischiano ogni giorno sotto le bombe, ma a bambini siriani negano il visto»

L'ultimo attacco con gas in Siria, e la strage di bambini

La denuncia della Cgil: una donna  immigrata da anni in città denuncia la burocrazia,  vuole salvare fratelli e nipoti  ma tutto è bloccato da mesi

FERRARA. Gli attacchi sulla popolazione siriana fanno inorridire il mondo intero, ma poi, quando c’è la possibilità concreta di salvare qualche civile innocente, ci si mettono di mezzo le leggi di un paese come il nostro.

A sbattere contro questo muro, nello specifico, è una donna di nazionalità italiana ma di origine siriana, che vive a Ferrara da tanti anni, conosciuta e integrata, che «vuole ospitare i suoi parenti, come fratelli e nipoti, bambini che oggi sono sotto le bombe che uccidono. Ma questo non è possibile - è la denuncia diffusa da Miriam Cariani, responsabile Cgil per l’immigrazione - Non è possibile, per esempio, perché esiste una norma di legge del testo unico 286/98, aggiornato con la modifica apportata dalla legge Bossi-Fini, in base alla quale l’Ambasciata italiana può riservarsi il diritto di rifiutare il visto per il rischio “emigrazione clandestina” senza nessuna motivazione».

Cariani, che non ha reso noto il nome della donna ma ha seguito la vicenda da vicino, parla di «mesi di trattativa» con l’ambasciata italiana a Beirut, finiti nel nulla: «Mi sono sentita dire che il visto a questi parenti non è stato rilasciato proprio per rischio emigrazione clandestina. Dalla Siria. E magari ci sarà pure qualcuno che dirà che ciò è avvenuto perché questi bambini sono terroristi Isis o di Al Quaeda».

Invece si tratta di bimbi che rischiano ogni giorno sotto le bombe e magari gli attacchi chimici, e che non è possibile accogliere anche se c’è chi li vorrebbe.


Cariani chiude la sua denuncia con alcune considerazioni amare: «Sul fronte del lavoro chiedo: perché lo straniero che vuole pagare le tasse non può avere un permesso di soggiorno per lavorare in regola? Perché un rifugiato politico per andare a lavorare fuori dall’Italia deve rinunciare al suo status? Perché un migrante economico che arriva in Italia, com’è possibile arrivare ora e cioè senza visto, se vuole lavorare in Europa è obbligato a chiedere la protezione internazionale?».