«Riso, bisogna cambiare le regole» 

Confagricoltura: bene il ricorso Ue, ma serve l’indicazione di origine del prodotto

Per salvaguardare la produzione di riso dal maxi import asiatico «è necessario fare presto perché la situazione è gravissima, soprattutto in una provincia come Ferrara che con oltre 7.500 ettari coltivati garantisce oltre il 90% della produzione emiliano-romagnola e si colloca tra le province principali produttrici in Italia». È il commento di Gianpaolo Cencchi, presidente provincia e eregionale e vicepresidente nazionale della Sezione riso di Confagricoltura, agli interventi annunciati dal ministro Martina sull’Unione europea sull’attivazione della clausola di salvaguardia. «Gli interventi di Bruxelles sono assolutamente necessari ma gli eventuali esiti, in caso di accogliemento, non saranno necessari - interviene il presidente provinciale di Confagricoltura, Pier Carlo Scaramagli - Nel frattempo è necessario varare misure a livello nazionale che garantiscano nell’immediato una redditività per le aziende. Per noi il riso è uno dei prodotti di maggior pregio, anche grazie all’Igp Delta del Po, e sarebbe una vera sventura se dovesse cadere in una crisi irreversibile». Confagricoltura, che difende il consorzio Igp nato nel 2012 con 12 soci fondatori, chiede di modificare le regole della Pac riducendo gli impegni di greening per i risicoltori e consentendo modifiche nelle regole dei pagamenti accoppiati, incentivare i consumi di riso italiano e introdurre l’obbligo di indicazione di origine e trasformazione del prodotto, in modo che il consumatore sappia se effettivamente sta consumando riso italiano.
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