Caso Capa, nuovi veleni «Non è mio quell’esposto» 

Spedito agli uffici giudiziari un atto contro la procedura a firma Alberto Bova Ma il legale smentisce e denuncia per falso. Gestione del fallimento nel mirino

Si inasprisce, arricchendosi di colpi bassi, lo scontro attorno a Capa Vigarano, la cooperativa di servizi agricoli fallita nel novembre scorso ma con un patrimonio di soci e impianti ancora molto appetibile. È stato recapitato in procura e al presidente del Tribunale un esposto con accuse nei confronti della procedura e del curatore Antonio Agresta, che segnala un presunto conflitto d’interessi con Capa Cologna, la società alla quale è stata affidata la gestione degli impianti in attesa dell’asta fallimentare prevista entro fine anno. In calce all’esposto c’è la firma di Alberto Bova, noto legale e consigliere comunale, ma in realtà si tratta di un documento anonimo, perché lo stesso avvocato ha disconosciuto la paternità dell’iniziativa. «Non ho firmato alcun esposto e quindi ho subito presentato una denuncia in procura per falso contro ignoti» chiarisce Bova, che non vuole lasciare alcun margine di dubbio sulla sua estraneità. Il legale tutela gli interessi di imprenditori interessati a partecipare alla futura asta e anche per questo motivo quella firma aveva suscitato una certa sorpresa. L’esposto peraltro è stato scritto su carta semplice, non intestata, ed è stato spedito per raccomandata.
Il “corvo” si concentrava sulla posizione di Agresta, sottolineando tra l’altro che è sindaco revisore di Coop Cologna, una posizione peraltro non assimilabile a quella di un amministratore. L’affitto è stato peraltro deciso da una gara competitiva sulla quale ha vigilato il giudice delegato a questo fallimento, Anna Ghedini. Il Capa Cologna si è aggiudicato la gestione con 90mila euro per 9 mesi, con l’intento di fare la campagna di grano, mais e soia, offrendo le stesse condizioni valide per i propri soci, senza anticipare eventuali mosse future. L’asta potrebbe svolgersi subito dopo l’estate, ed è destinata a spostare gli equilibri nel mondo dei servizi agricoli della provincia, con il Consorzio agrario dell’Emilia, che ha appena assorbito il ferrarese Caf, in prima fila. Il Cae ha tra l’altro sostenuto il primo ricorso degli ex amministratori Capa contro la sentenza di fallimento, che è stato respinto dalla corte d’appello di Bologna; a decidere sarà comunque la Cassazione, visto che risulta presentato un ricorso al terzo grado di giudizio.
Il giudice fallimentare sta intanto completando il vaglio delle richieste d’insinuazione al passivo, avendo tenuto già un paio di udienze. Dei circa mille creditori che hanno presentato domanda, la grande maggioranza sono soci conferitori che si trovano in posizione svantaggiata di chirografari, a causa di un meccanismo simile al famigerato bail-in bancario: la maggioranza di loro è in sospeso per qualche decina di migliaia di euro, e ha ben poche possibilità di recuperarli attraverso la vendita dei beni.
Stefano Ciervo
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