«Chi vince domani guida unica del Pd» Renziani, toni forti 

Vitellio: forse nel nostro partito c’è anche troppo dialogo Il governatore Bonaccini: meglio la nostra classe dirigente

Una serata a 48 ore dalle primarie, per parlare di Europa e politiche giovanili ma che inevitabilmente ha posto l’attenzione sulla sfida di domani. Un’Europa meno burocratica e più attenta alle condizioni materiali delle persone, indispensabile nel suo ruolo di conservazione della pace, populismi che nascono dal malcontento, necessità per la sinistra, in particolare del Pd, di non appellarsi semplicemente a dei valori ma di cercare degli strumenti per raggiungere e concretizzare quei principi: questi gli argomenti affrontati ieri sera all’Hotel Europa dai Renziani del Pd. «Restiamo comunque uniti anche dopo il 30 aprile» è stato il leit motivi di tutti: Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia Romagna, il sindaco Tiziano Tagliani, il segretario del Pd ferrarese Luigi Vitellio, il coordinatore della mozione Renzi-Martina Tommaso Corradi. «Il 30 sarà una festa democratica. Dopo quella data, sarà disdicevole parlare di partecipazione - ha introdotto Vitellio ribadendo i capisaldi della campagna renziana - Ai dirigenti che dicono speriamo che venga gente a votare, rispondiamo lavorate. Siamo l’unico partito che fa eleggere il proprio segretario nazionale dagli elettori, anche non iscritti al Pd. Ma dopo il 30, il Congresso deve finire, perché forse nel nostro partito c’è anche troppo dialogo. Chi vince, dall’1 maggio, sarà la guida unica del nostro partito». Concetti ribaditi dal giovane Corradi. «Un grande tema affrontato da Renzi sono le politiche giovanili e dell’Unione europea - ha detto - Spero anche io che dal primo maggio ci troveremo tutti uniti, chiunque sia il segretario. Sarebbe controproducente per i nostri elettori, se lo sconfitto ricominciasse il film di attaccare chi ha vinto».
Il sindaco ribadisce come il Pd stia dando un grande contributo per capire quale società si voglia dare per il futuro. «Ai diversi livelli si stanno presentando due modelli, uno d’identità e un’altro d’ibridazione. Gli appelli alle identità oggi sono strumentali, servono per la gestione del potere. Credo che oggi dobbiamo fare una scelta tra chi propugna valori legati alla sinistra, come difesa del lavoro o delle classi più deboli, e la mozione Renzi-Martina, che realizza quei valori. La Germania cresce con la coalizioni ampia, e in generale, dove si è allargata la forza politica, si sono raggiunti risultati». Infine, spiega il sindaco, «Renzi, pur con le difficoltà e i limiti, ha capacità di aggregazione, che è elemento imprescindibile per passare dalla declamazione dei valori alla loro realizzazione. Affido più chance al percorso di Renzi con Martina, Franceschini, Delrio anziché un’alleanza più identitaria ma debole e con meno capacità di governo».
Il tempo delle ideologie è finito anche per Bonaccini. «Il Pd dovrebbe lanciare un grande corpo democratico dopo le primarie. C’è bisogno di mettere in campo la miglior classe dirigente. Soprattutto, il futuro gruppo dirigente di Renzi deve essere autorevole. Noi - ha concluso - possiamo mettere in campo una classe dirigente più robusta di altri, perché il richiamo all’onestà non basta se non è accompagnato da autorevolezza e preparazione».
Veronica Capucci