Meis, cantiere lungo. Lavori fino al 2020

Nuova visita guidata alla struttura che sta nascendo nell'ex carcere di Ferrara

Visita guidata nel cantiere del Meis

FERRARA. Da istituto penitenziario a museo. Il cambio di destinazione d’uso delle ex carceri di via Piangipane a Ferrara non è indifferente. L’immobile fa parte del polo museale che, una volta terminati i lavori, costituirà il vero e proprio museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah.
La consegna della struttura, del “Blocco C” (così è chiamata in gergo tecnico), è prevista tra la fine dell’estate e l’autunno dopodiché, il 13 dicembre, verrà inaugurata in concomitanza del vernissage della mostra. Ieri pomeriggio il cantiere Meis ha aperto le porte ai cittadini e turisti desiderosi di conoscere lo stato di avanzamento dei lavori. Una sessantina di persone divise in tre gruppi hanno visitato, sotto la guida dell’architetto Carla Di Francesco e Angela Ugatti, direttrice del cantiere, le aree accessibili. Il valore degli interventi di ristrutturazione, adeguamento e rimodulazione dell’edificio visitato ammonta circa 8 milioni di euro. «In questa cifra - spiega la Di Francesco - rientrano le nuove fondazioni nonché le operazioni di abbattimento di parti superflue e di smaltimento di macerie, rifiuti speciali compresi».

Oltre all’edificio su cui si stanno attualmente concentrando i lavori, ne verranno realizzati anche altri due; uno (a partire dal 2018) ospiterà bookshop, biglietteria e ristorante mentre nell’altro si concentrerà la dimensione espositiva. Il “Blocco C” infatti, ospiterà solo temporaneamente le mostre; una volta che il polo sarà ultimato, infatti, al suo interno verranno trasferiti uffici, centro documentazione e sala didattica.
«La mostra che aprirà a dicembre insieme a questa ala museale temporanea, proporrà antiche tracce della storia degli ebrei in Italia; tracce provenienti quasi totalmente dall’Italia meridionale».

Le ex carceri “spalmano” su tre piani: pian terreno, dove sono state mantenute le porte delle celle originali con gli stipiti in granito, un primo piano ancora occupato dai lavori e un secondo più ampio. Il soffitto altissimo è giustificato dal fatto che, durante i lavori di ristrutturazione, il solaio è stato sfondato. «Volevamo dare più respiro agli spazi in modo da avere una maggiore flessibilità e proprio per dare più respiro alla struttura», ha spiegato la Di Franesco. Tornando al pian terreno, le pareti delle celle sono state abbattute parzialmente. «Gli spazi erano troppo angusti, abbiamo mantenuto una traccia per rispettare la memoria storica ma abbiamo anche dovuto attenerci alle norme vigenti. L’edificio è stato sottoposto anche a tutti gli adeguamenti antisismici del caso».
La data di consegna del complesso museale nella su interezza, quindi “Blocco C” più le due palazzine di prossima costruzione, è fissata per l’anno 2020.
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