Canali intasati da detriti «Le nautiche chiudono» 

Volano, protesta perché nell’area umida della foce sono a rischio 500 posti barca «Troppi scarti di lavorazione delle vongole, le sabbie vanno depositate altrove»

VOLANO . La vasta area umida che dall’asta del Po di Volano sfocia nel mare, tra un dedalo di canali e specchi d’acqua che confondono il mare con il cielo, non deve morire. Portando con sé, in questo inesorabile declino, non solo il quasi certo abbandono della zona per l’evidente impraticabilità di navigazione, ma anche lo strozzamento delle attività economiche che insistono nell’area. Le nautiche attualmente presenti, cioè Nautica Mondo, Cantiere Nautico Brancaleoni, Nautica del Delta ed il Circolo Nautico Volano, dispongono di 500 posti barca, di attrezzature per servizi a mare ed in terra che, se la situazione non migliorerà, rischiano seriamente di chiudere.
Per questo ieri mattina è stata organizzata un’uscita a mare di gommoni e barche, per un’azione dimostrativa e di sensibilizzazione sul grave problema della transitabilità della navigazione. Problema dovuto, affermano i partecipanti, agli scarti della lavorazione delle vongole depositati senza regola ma anche al progressivo insabbiamento dei canali causato dai depositi di risulta delle precedenti operazioni di scavo, che rischiano di aggravarsi con le nuove programmate operazioni di dragatura dei fondali contigui ai canali di navigazione. Per questo ne chiedono lo sversamento in zone meno prossime. A farsi portavoce della civile ma ferma protesta sono stati Valentino Mondo, titolare dell’omonima Nautica, Alessandro Osti, direttore Confesercenti Ferrara e Mauro Mezzini (in mare, Jebo), moderatore del gruppo online Gommoni e motori che vanta 8mila iscritti a livello nazionale e che da tempo frequenta questa parte di territorio deltizio. «Il canale è stato scavato solo tre anni fa - afferma Mondo - ma già presenta problemi di insabbiamento, fino a fare rilevare una quota pescaggio di 1,40 metri, che limita fortemente la navigabilità del canale di accesso alla foce».
Un’altra componente critica «è costituita dal materiale di risulta delle attività nelle concessioni di vongole, scaricato all’interno dell’area, in modo non regolamentato».
In questa situazione, interviene Osti, «l’economia è soffocata, limitando un potenziale che non può essere espresso. È necessaria una convivenza tra la realtà produttiva legata all’allevamento delle vongole e quella del turismo nautico». Ed ancora, sottolinea Mezzini, «oltre al reale pericolo costituito dallo scarso pescaggio dovuto all’insabbiamento dei canali, i diportisti che vengono da fuori, spesso sono disorientati in quanto, questa zona sono completamente assenti anche cartelli turistici descrittivi dell’ambiente e dell’avifauna che vi dimora».
Piergiorgio Felletti