Fallimento, altri 27 indagati

La procura di Ferrara

L'inchiesta sul crac della banca scade a luglio

FERRARA. E’ la Grande inchiesta, più attesa dagli “azzerati” di Vecchia Carife, i risparmiatori azionisti e obbligazionisti travolti dal decreto Salvabanche che ha prima annullato i loro investimenti, poi fatto fallireVecchia Carife. L’inchiesta sul crac, dagli anni 2007 al 2013, vede altri 27 indagati, tra ex vertici e dirigenti. L’indagine scade ai primi di luglio, essendo stata aperta, 12 mesi fa, ed è destinata ad essere prorogata di altri sei mesi: ultima proroga, però, consentita dal codice di procedura, quindi l’indagine dovrà essere chiusa, entro l’inverno 2018. Le accuse contestate da procura e guardia di finanza (stesso pool di pm, Longhi e Cavallo e finanzieri della Tributaria) sono quelle di bancarotta fraudolenta per distrazione e dissipazione, per aver «distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato i propri beni», con l’aggravante del “buco”.


Le accuse sono distribuite dagli inquirenti agli ex vertici e amministratori che hanno guidato vecchia Carife in quegli anni. Molti compaiono già nel processo sull’aumento di capitale, altri sono figure storiche della banca. Tra gli indagati (hanno ricevuto i primi atti e sono a conoscenza delle accuse) ci sono Gennaro Murolo, direttore generale per 10 anni e Alfredo Santini, presidente. Quindi gli altri ex vertici Giuseppe Grassano, Daniele Forin, e Sergio Lenzi, succeduti all’era Santini-Murolo. Quindi i membri dei vari cda di quegli anni: Tiziano Artioli, Marco Berti, Antonio Bondesani, Andrea Calamanti, Aleandro Capatti; Giuseppe Vancini, Simonetta Talmelli, Riccardo Fava, Paolo Govoni, Mario Guidi, Ennio Manuzzi, Massimo Marchetti, Teodorico Nanni, Corradino Merli e Renzo Ricci. Poi i sindaci Paolo Lazzari, Luigi Argentini e Valter Bignozzi, Stefano Leardini, Andrea Malfaccini e Marco Massellani.