Per il processo Carife è la resa dei conti

Tutti in aula il 20 settembre, Centro Quadrifoglio: 12 imputati per 13 capi di imputazione, davanti a 700 risparmiatori  

FERRARA. E adesso il processo, la resa dei conti per una delle pagine più controverse degli ultimi anni, il crac Carife legato all’aumento di capitale per 150 milioni di euro che tra la primavera e l’autunno 2011 portò migliaia di ferraresi a finanziarie la banca della nostra provincia, acquistando azioni. Adesso è ufficiale, viste le notifiche inviate in questi giorni: l’udienza davanti al giudice Piera Tassoni è fissata al 20 settembre prossimo, ore 9.30, Centro Sociale “Il Quadrifoglio” via Savonuzzi 54. Si conclude così la prima fase dell’inchiesta di procura e guardia di finanza sull’operazione dell’aumento di capitale con l’atto notificato alle parti: 44 pagine con i 12 nomi degli imputati, 13 capi di imputazione distribuiti a vario titolo, l’elenco delle fonti di prova e quello dei 664 risparmiatori che potranno costituirsi parte civile, anche se numero destinato a crescere con tanti altri risparmiatori-azionisti che potranno costituirsi il giorno dell’udienza. Tra le parti offese - ossia vittime dei reati - anche la Consob, Banca d’Italia e la Carife in liquidazione coatta amministrativa.

E adesso, dopo un lavoro investigativo e di studio di documenti e atti durato quasi 3 anni, è il tempo della verifica. La procura cittadina (pm Longhi e Cavallo) ha chiesto il rinvio a giudizio per 12 ex amministratori e dirigenti di vecchia Carife e di due banche che parteciparono - in modo illecito, secondo l’accusa - all’aumento di capitale, CariCesena e Banca Valsabbina Brescia.

I 12 imputati sono accusati a vario titolo di aggiotaggio (aver fornito notizie false per convincere i risparmiatori a comprare le azioni), falsi in prospetto (nei documenti depositati a Consob e Banca Italia), ostacolo alla vigilanza (dando indicazioni non vere, eludendo maggiori controlli) e bancarotta patrimoniale dovuta alla fittizietà del patrimonio: Carife, attraverso sue consociate, Carife Sei e Banca di Romagna, attivò una operazione di scambio reciproco di azioni con CariCesena (5 milioni) e Banca Valsabbina (10 milioni): le due banche esterne comprarono azioni Carife per 15 milioni e a sua volta, Carife, per la stessa cifra ne acquistò nelle due banche: dunque i 15 milioni messi in conto nell’aumento di capitale erano solo virtuali: entravano e poi uscivano, per la tesi dell’accusa.

Le responsabilità indicate da tempo e rinnovate negli atti di questi giorni sono attribuite agli ex vertici vecchia Carife: l’ex dg Daniele Forin e l’ex presidente Sergio Lenzi e due responsabili dei settori Bilancio e Finanza di Carife, rispettivamente Davide Filippini e Michele Sette (entrambi ancora in servizio in Nuova Carife, oggi ceduta a Bper). Quindi tra gli imputati, il responsabile della società di revisione Deloitte &Touche, Michele Masini mentre gli altri 7 imputati debbono rispondere, appunto, delle operazioni fittizie messe in atto per raggiungere la quota di 150 mlioni di euro, condizione fondamentale imposta da Banca Italia, pena il commissariamento (che sarebbe arrivato due anni dopo).

Gli imputati sono i dirigenti di Carife Sei, Paolo Govoni e di Banca di Romagna, Teodorico Nanni, società usate per le triangolazioni con CariCesena e Valsabbina. Poi gli altri imputati, i vertici di Banca Valsabbina, Ezio Soardi e Spartaco Gafforini e di Caricesena, Germano Lucchi e Maurizio Teodorani. Ricordiamo, infine, che sono ancora pendenti davanti al giudice Monica Bighetti le richieste di archiviazione per 44 indagati, ex membri cda, ritenuti estranei alle irregolarità-falsità dell’aumento di capitale.