Trovato morto in cella, le risposte dall’autopsia

Disposto l’esame sul corpo del giovane ucraino. L’ipotesi è quella del suicidio. Entro breve poteva tornare in libertà. L’ira in palestra per il caffè “troppo caldo” 

FERRARA. Un caffè «troppo caldo». Questa la scintilla che ha fatto scattare la rabbiosa reazione di Roman Horoberts, ucraino di 30 anni residente a Occhiobello, domenica mattina in una palestra della città. Reazione che, per una serie di eventi successivi, l’ha portato in carcere a Ferrara dove è stato trovato impiccato a un paio di jeans appesi ad una grata lunedì mattina, poco dopo le 7.

La bevanda l’aveva presa nella tarda mattinata da una macchinetta della palestra McFit, in via Reggiani, zona via Bologna, e forse se l’era versata addosso tutta o in parte o l’aveva bevuta troppo in fretta. L’incidente col caffè bollente sembra banale, eppure Horoberts sarebbe andato in escandescenze tenendo un comportamento che ha lasciato sbalorditi i presenti. Ha infatti iniziato a colpire il distributore automatico inducendo i testimoni a chiamare le forze dell’ordine. Gli agenti della volante giunta sul posto gli hanno chiesto i motivi del suo comportamento e, come spiega un comunicato della questura che ricostruisce sommariamente il fatto, a loro il giovane ha confermato quanto era appena avvenuto.


Invitato a lasciare la palestra Horoberts, però, avrebbe offeso e minacciato gli operatori. È stato arrestato per resistenza, oltraggio a pubblico ufficiale e minacce aggravate dopo essere stato accompagnato in questura.

In carcere era in cella assieme a un altro detenuto. Probabilmente all’Arginone non ci sarebbe rimasto più di un giorno, perché già lunedì era prevista la direttissima, un’udienza che avrebbe potuto restituirgli la libertà (con sentenza contestuale o processo successivo) come spesso avviene nei casi in cui vengono contestati reati di questo tipo. Da quanto si è appreso Horoberts non aveva neanche un passato che avrebbe potuto compromettere l’uscita di cella. Ma poche ore prima di presentarsi davanti al giudice un agente incaricato del controllo sui detenuti lo ha trovato senza vita con i jeans stretti attorno al collo. Il compagno di cella, a quanto si sa, non si sarebbe accorto di nulla. Gli atti urgenti dell’inchiesta sono stati svolti dal magistrato di turno, Isabella Cavallari, che ha disposto l’autopsia.

L’esame deve stabilire la causa di morte e la condizione del corpo al momento del decesso (per verificare anche la possibilità di altri scenari oltre a quello del suicidio, l’unico al momento ipotizzato). L’inchiesta passerà poi al magistrato titolare, Giuseppe Tittaferrante. Le indagini sono state delegate ai carabinieri. Tra i punti che richiederanno un approfondimento potrebbe esserci lo stato mentale di Horoberts. Uno degli aspetti da chiarire è se l’uomo avesse avuto problemi psicologici importanti, un altro riguarda il suo comportamento sia in palestra che dopo (appare sproporzionato rispetto all’accaduto). Poteva giustificare un accertamento di tipo sanitario anche prima dell’arresto?