Consorzi agrari, disavanzo di 8,4 milioni per la fusione

L’ingresso di Ferrara nel Cae ha comportato un appesantimento patrimoniale Dal nuovo mercato arrivano però 415mila quintali di grano su 1,8 milioni totali

La fusione tra Consorzio Agrario Emilia e Caf ha lasciato un segno pesante sul bilancio 2016 del Cae, rinfocolando i venti di protesta in particolare da Reggio Emilia che già erano spirati, con tanto di voti contrari, al varo dell’operazione. Da Ferrara e Bologna, sede del consorzio unificato, si confermano i numeri negativi ma se ne dà una lettura in prospettiva: «L’ingresso del Caf nel Consorzio Emilia è un’operazione strategica perché consente al Cae di entrare in un mercato importante, quello di Ferrara, che sta già dando importanti ritorni» è la sottolineatura di Paolo Bruni, membro del Cda in quota Confagricoltura. Confermato il disavanzo da fusione di 8,4 milioni di euro, da correggere peraltro con 800mila euro derivati dalla contestuale incorporazione del consorzio ferrarese Cisac. Il Caf è entrato con uno sbilancio debitorio di 14,5 milioni, e l’operazione ha portato a riduzioni patrimoniali per oltre 7 milioni. «Sì, ma queste cifre non tengono conto di quanto periziato dal docente di Unibo, Paolo Bastia, cioè del valore dell’ammortamento di 12 milioni del consorzio ferrarese - sottolinea Bruni - È un dato che non finisce sulla parte patrimoniale del bilancio, ma incide sulla capacità di penetrazione sul territorio e quindi sui risultati della gestione. Al Cae mancava il mercato più importante della regione dal punto di vista agricolo, cioè Ferrara, senza il quale non si possono coltivare grandi prospettive di sviluppo. È questo lo scopo della fusione, certo non ci potevano attendere contributi in termini patrimoniali da una società passata attraverso 25 anni di procedura. E tutto quanto certificato dalla due diligence della Price Waterhouse».

I primi risultati della fusione si leggono attraverso i numeri della campagna cerealicola 2017: su 1,8 milioni di quintali di grano ritirati, infatti, 415mila vengono dal Ferrarese (di cui 240mila di grano tenero, in più 5mila di orzo), «con un significativo recupero di nuova clientela, cioè agricoltori che non si rivolgevano più al Consorzio Agrario» sottolinea il direttore Cae, Ivan Cremonini.

C’è da attendersi in ogni caso una spaccatura nel Cae, con i reggiani e in parte bolognesi e modenesi di Confagricoltura sull’aventino o addirittura in uscita? «Credo proprio di no, le polemiche di questi giorni mi sembrano l’ultimo colpo di coda di chi è stato sempre contrario alla fusione» è l’augurio di Bruni. (s.c.)

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