Ferrara, nella notte del raptus anche il gas aperto

Duplice omicidio e suicidio Bartolucci, i primi riscontri degli inquirenti

Rose e biglietto nei luoghi della tragedia

FERRARA. La notte è il luogo dei sogni e della paura. Ai sogni toglie le briglie, alla paura somma l’angoscia. Tra le cose importanti che Galeazzo Bartolucci conservava con l’amore dell’antiquario non c’era più la speranza. A riempire l’ultima notte della sua vita, quella in cui ha deciso di uccidere la moglie, Mariella Mangolini, 74 anni, e il figlio Giovanni, di 48, era rimasto solo lo spettro della rovina. E forse un desiderio di rivalsa.

Dramma per la casa

Il particolare è uscito nel corso della conferenza stampa convocata dal capo della Squadra mobile, Andrea Crucianelli. Per ora è un’ipotesi al vaglio dei vigili del fuoco, ha detto Crucianelli, ma se fosse confermata aprirebbe uno scenario ancora più tragico. Galeazzo Bartolucci, dopo aver ucciso i congiunti potrebbe avere acceso il gas per far bruciare tutto e innescare un’esplosione.

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Un atto devastante che avrebbe potuto in un sol colpo cancellare ogni cosa e impedire a chiunque di godere dei beni che la famiglia aveva perso cercando in ogni modo di opporsi per via giudiziaria a pignoramenti e sfratto.

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Ma la fuga di gas potrebbe essere stata anche involontaria. La decisione senza appello Galeazzo l’ha presa dentro la casa di famiglia, già ferita dal terremoto e da cinque anni dichiarata non abitabile. La famiglia Bartolucci, però, tra quelle mura ci viveva ancora e avrebbe dovuto lasciarle molto presto a causa di uno sfratto esecutivo. Se a far scattare il grilletto sia stata una lucida determinazione o un raptus è ancora da appurare. L’idea forse Galeazzo aveva iniziato a metterla a fuoco già nel settembre del 2016, quando in un colpo perse casa e negozio di antiquariato, venduti all’asta.

Nella notte fra il 3 e il 4 agosto la Smith & Wesson che teneva in casa gli è sembrata l’unica via di uscita. Il 3 agosto, come ha confermato il capo della Squadra Mobile, l’ufficiale giudiziario si era presentato in negozio per far l’inventario dei mobili e della merce: era un atto del pignoramento disposto per pagare le spese giudiziarie di un procedimento civile in cui il giudice aveva respinto le ragioni dei Bartolucci. La mattina dopo, venerdì, era programmato il bis, questa volta nell’abitazione di via Boccaleone. La famiglia attendeva custode giudiziario, avvocato, nuovo proprietario, fabbro, facchini e responsabili delle aste giudiziarie per definire modi e tempi dello sfratto.

Sarebbe stata forse la penultima tappa: l’avvocato dei Bartolucci, Giuseppe Cavallari, contava - lo ha confermato anche ieri - di ottenere una dilazione. La famiglia rischiava di trovarsi sulla strada, perché il contratto per una locazione individuata in via Bologna sarebbe partito dall’1 ottobre. In mezzo si era aperto uno spiraglio: l’Ufficio accoglienza del Comune (attivo per i casi sociali legati agli effetti del terremoto) lo aveva convocato per giovedì scorso, ma Galeazzo aveva chiesto un rinvio, fissato per lunedì.

È chiaro comunque che quelle due scadenze micidiali, racchiuse in un arco di 24 ore, hanno probabilmente acceso una miccia nella sua mente. La polizia colloca il suicidio attorno alle 5.45 di venerdì e l’incendio di magazzino e abitazione qualche minuto prima, attorno alle 5.30 (forse col gas lasciato aperto). Orari indicativi ma considerati molto vicini alla scansione reale dei fatti.

Nessuno ha sentito i tre colpi di pistola. Galeazzo è stato avvistato sotto i portici, davanti a Casa Cini, alle 7.15 da una signora che stava andando al bar per fare colazione. «Lo ha chiamato, quando ha visto il sangue accanto al corpo ha dato l’allarme», ha dichiarato Crucianelli.

Poco prima delle 8 i vigili del fuoco, già impegnati sul luogo del rogo nella proprietà dei Bartolucci, hanno scoperto anche i corpi di Giovanni e Mariella. E il cerchio si è chiuso.(gi.ca.)