Siccità, Confagricoltura chiede la calamità

In sofferenza mais, soia e anche orticole. Scaramagli: tutti i fondi sull’irrigazione, cultivar più resistenti

Soluzioni strutturali contro la siccità e strumenti innovativi per ciò che riguarda l’irrigazione. Con un occhio di riguardo anche a tecniche di manipolazione genetica meno invasive a quelle fin qui generalmente conosciute. È Confagricoltura a tornare su questi temi tuttora all’ordine del giorno. «Da più parti, in questi giorni, si sta facendo la conta dei danni provocati al settore agricolo - dice il presidente provinciale Pier Carlo Scaramagli - Un inverno avaro di piogge, cui è succeduta la primavera più calda dal 1830 ed una estate altrettanto siccitosa, hanno portato allo stremo diverse colture tipiche della nostra provincia». In sofferenza ci sono soprattutto mais, soia e pomodoro, ma anche bietole, foraggio, colture frutticole e orticole. Confagricoltura Ferrara ha formalmente richiesto che venga riconosciuto lo stato di calamità naturale sulla base dei danni subiti. Inoltre, secondo Scaramagli, «occorre dare impulso alla realizzazione, nelle regioni settentrionali del Paese, a nuovi invasi per la raccolta delle acque piovane, opere a medio-lungo termine per creare bacini per la captazione dell’acqua ad uso irriguo, ma anche interventi nel breve per recuperare cave, invasi e laghetti aziendali».

Negli ultimi anni è aumentata la superficie irrigata con microirrigazione, tecnica che riduce l’impiego di acqua. Ora però Confagricoltura ritiene indispensabile l’emanazione di un Piano di sviluppo rurale dedicato all’irrigazione e chiede alla Regione di dirottare i fondi su questo versante, anche perché è inutile puntare sul mais biologico, ad esempio, senza irrigarlo altrimenti sviluppa aflatossine. «Ma la siccità - conclude Scaramagli - si combatte anche introducendo nuove cultivar più resistenti alle variate condizioni climatiche. Le moderne tecniche di biotecnologia vegetale, come abbiamo avuto modo di spiegare nel convegno dello scorso 20 maggio a Palazzo Trotti-Mosti, rappresentano uno straordinario strumento per produrre di più, in maniera sostenibile dal punto di vista ambientale, aumentando nel contempo la sicurezza degli alimenti e quindi la salute dell’uomo». Si tratterebbe non più di veri e propri Ogm, cioè innesti di geni di altre specie, bensì di spostamenti di geni all’interno della stessa specie, secondo il procedimento del Genoma editing. (f.t.)