Lo Stato ancora contro Cavallina

Il ministero si oppone al risarcimento per la detenzione in Germania

Continua a lottare contro due Stati, quello tedesco e il suo, Diego Cavallina, e ora dovrà aspettare addirittura due anni e mezzo solo per poter di nuovo incontrare il giudice che ha nelle mani il suo caso. La Corte d’appello del tribunale civile di Roma, infatti, nel giugno scorso ha fissato per dicembre 2019 la seconda udienza del ricorso in secondo grado dell’ex sindaco di Berra, nella causa per il riconoscimento dei danni per la prigionia del padre Gualberto nei campi nazisti. Di fronte Cavallina e il suo legale Fabio Anselmo si troveranno lo Stato tedesco, rappresentato dall’ambasciatore in Italia, ma anche quello italiano, per volontà del ministero degli Esteri, che ha motivato così la decisione: «Perché ce l’ha chiesta l’ambasciata tedesca e dobbiamo mantenere buoni rapporti tra Stati, questo hanno detto di fronte al giudice - racconta un amareggiato Cavallina - Il ministro Alfano, interpellato dalle Iene (il caso era finito nella trasmissione di Italia 1, ndr), aveva promesso di valutare bene, ma non ha cambiato linea rispetto al suo predecessore che peraltro era l’attuale premier Gentiloni. E ciò nonostante il fatto che il giudice di primo grado avesse bocciato la costituzione dello Stato italiano, considerandola ingiustificata».

L’ex sindaco di Berra non intende però mollare, «è ormai una questione di principio», anche perché il mancato accoglimento in primo grado del risarcimento di 30mila euro per la detenzione del padre, sembra ribaltabile in appello. «Secondo il giudice non avevo dimostrato in maniera adeguata i mesi di prigionia di mio padre, pur avendo presentato le carte della Croce rossa internazionale con data d’ingresso al campo e numero di matricola. In appello - ha spiegato - abbiamo così aggiunto le fotocopie dei registri d’ingresso e di uscita con Gualtiero Cavallina, dovrebbe essere una prova esaustiva».

Le chance di risarcimento poggiano sulla sentenza della Corte costituzionale del 2014 nella quale si riconosce la legittimità di queste richieste per crimini gravi come quelli nazisti, anche se a suo tempo la Corte di giustizia europea aveva dato ragione alla Germania in alcune cause degli ex deportati, secondo il principio che i singoli non possono citare in giudizio gli Stati. La vicenda di Gualberto Cavallina sta in pieno in questo pezzo di storia: arruolato in aeronautica nel 1943, disertò da Monfalcone durante un attacco aereo e nella primavera del 1944 entrò a far parte della Resistenza friulana, per la precisione nella brigata Garibaldi “Natisone”, prima di venir catturato dai nazisti e, nel novembre ’44, internato a Dachau. I documenti della Cri internazionale testimoniano appunto l’arrivo al campo l’11 dicembre, lì fu picchiato e torturato prima di essere trasferito a Leonberg, dove fu messo ai lavori forzati in una fabbrica di aerei. Fu liberato che era 40 chili. Per tutto questo ora il figlio chiede giustizia, almeno un po’. (s.c.)

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