Bankitalia e Consob: anche noi parti civili

Udienza sulla ricapitalizzazione, in 1.200 chiedono i danni 

Processo Carife, la protesta: "Bankitalia e Consob danneggiate? Assurdo"

FERRARA. Migliaia di azionisti ferraresi hanno perso soldi, tanti soldi: milioni e milioni di euro, diventati le azioni dell’aumento di capitale. I due maggiori enti bancari e di borsa italiani, invece, hanno perso soprattutto la faccia. E accusano vecchia Carife e i suoi ex amministratori di esser stati ingannati. Così, ieri mattina (20 settembre), a sorpresa - visto che nei giorni e nelle settimane scorsi non vi erano stati contatti nè con procura o Guardia di Finanza - i due enti si sono costituiti parte civile, diventando la vera accusa privata dell’udienza preliminare, partita ieri mattina per il crac Carife legato all’aumento di capitale da 150 milioni realizzato nel 2011.

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Ci vogliono 8 ore di maratona in aula, al Centro Quadrifoglio blindato e super-protetto da uno spiegamento di forze imponente, per far partire il processo dell’anno. Impiegano tutto questo tempo, giudici e avvocati, per elencare quasi 1200 azionisti ora costituiti parte civile, come hanno fatto i legali di Bankitalia (Stefania Ceci dell’ufficio legale interno) e di Consob (Gianfranco Carta,Deborah Spedicati e Laura Pappa) depositando i motivi per cui si ritengono imbrogliati e raggirati. Non c’è, però, tra i tanti danneggiati costituiti parte civile, la Vecchia Carife, in liquidazione coatta amministrativa, l’ente giuridico nato dal Salvabanche che potrebbe chiedere i danni ai suoi ex amministratori per averla portata al fallimento. Non c’è e non ci sarà.

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Tutto inizia presto, molto presto, ieri mattina. Alle 7.55 i primi azionisti già premono sulle transenne per entrare e vengono tranquillizzati: «Dovete attendere il filtraggio della Finanza», gli addetti delle Fiamme gialle che armati di elenchi di persone già costituite consentivano l’accesso nella “zona rossa” di viale Savonuzzi, il piazzale antistante il Centro Quadrifoglio. Davanti al Centro non si arriva se non a piedi, dopo due posti di blocco della polizia municipale, su via Savonuzzi, lato piazza e via Padova. Poi ad uno ad uno entrano tutti, dopo aver superato un altro filtraggio di addetti della Guardia di finanza e Securpol al controllo di 3 impianti metaldetector e altri 3 a raggi x per evitare qualsiasi tipo di problema.

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La prima sorpresa, a inizio udienza alle 9.30, è che dentro ci sono appena una 50ina di azionisti. Se ne aspettavano almeno 800, e la task force a protezione del Centro (e di tutti) era stata ritenuta necessaria per garantire sicurezza e tranquillità all’udienza.

Carabinieri e polizia (coi reparti mobili, quelli di massima protezione), Guardia di Finanza, ispettori Digos e poliziotti controllano tutto. Dentro e fuori. Mentre dentro, per ore e ore si avvicendano decine e decine di avvocati, depositando al giudice Piera Tassoni i documenti per spiegare i motivi per cui i loro assistiti, azionisti, debbano essere ritenuti danneggiati.



Dopo il lungo, estenuante elenco, necessario per il procedimento, il gup Piera Tassoni - la procura in aula era rappresentata dal pm Stefano Longhi, titolare dell’indagine e dal procuratore capo reggente Patrizia Castaldini presente in aula - ha aggiornato l’udienza al 9 e 10 ottobre quando toccherà agli avvocati difensori dei 12 imputati presentare le eccezioni per accogliere o meno le parti civili. Dei 12 imputati, nessuno era presente in aula, solo in parte alcuni dei loro avvocati e non quelli principali. Che in questo momento sono in una fase di attesa. Dopo le due giornate di udienza interamente dedicate alle difese, l’udienza preliminare è stata programmata al 19 (quando il giudice deciderà su chi potrà esser dentro e chi fuori il procedimento come parti civili) e il 30 ottobre, quando verranno valutate la chiamate di responsabilità civili: dovrà essere indicato chi dovrà essere chiamato a rispondere dei danni causati dagli ex amministratori Carife.

Dovrebbe essere Vecchia Carife, ma sarebbe inutile chiederne i danni perchè oggi svuotata e azzerata dopo il Salvabanche. Questa sarà solo la fase preliminare, prima di entrare nel merito delle questioni giuridico-tecniche. La conclusione dell’udienza, è attesa prima di Natale. E la sede, oggi al Centro Quadrifoglio, vista la scarsa presenza di azionisti potrebbe già al 30 ottobre essere spostata in città, in Tribunale. Una presenza risicata, quella degli azionisti, e quei pochi presenti, disorientati e annoiati: «Annoiati e stanchi sì, è difficile da seguire questo processo, con termini e concetti tecnici» dicono marito e moglie uscendo ore prima. Così anche un’altra coppia: «Quello che abbiano capito è che siamo stati ingannati, adesso vedremo come andrà a finire tutto questo».